L’influenza europea su riforme strutturali e politiche di bilancio in Italia: Il ruolo del Semestre europeo

Fabrizio Di Mascio e Simona Piattoni (a cura di), 2020. Il Semestre europeo in Italia, Rivista Italiana di Politiche Pubbliche, vol. 15, n. 2, pp. 147-246.

In risposta agli effetti della crisi finanziaria globale del 2007-2009 a livello europeo sono stati introdotti cambiamenti in tre ambiti dell’architettura istituzionale per la governance dell’Unione economica e monetaria: l’introduzione di misure non convenzionali in campo monetario come i programmi di acquisto di attività; i programmi di assistenza finanziaria ai paesi in difficoltà, culminati nel Meccanismo europeo di Stabilità; il coordinamento delle politiche di bilancio, economiche e sociali (Natali 2019). Con riferimento all’ultimo ambito, la crisi ha innescato il lancio del Semestre europeo (di seguito Semestre) quale strumento di raccordo di tre processi di coordinamento che operano in parallelo: la sorveglianza sulle politiche di bilancio basata in larga misura sul Patto di stabilità e crescita (PSC); la procedura per gli squilibri macroeconomici (MIP) introdotta nel 2011 per sorvegliare le politiche che non sono trattate dal PSC ma che sono rilevanti ai fini della disciplina delle finanze pubbliche; il monitoraggio delle riforme strutturali intraprese dagli Stati membri nel quadro degli orientamenti integrati della strategia Europa 2020. 

A seguito dell’introduzione del Semestre nel gennaio 2011 il coordinamento delle politiche a livello europeo si è trasformato da ex post a ex ante nella prospettiva di redigere a livello nazionale i bilanci con una visione allargata all’Europa e attenta all’integrazione con le riforme strutturali nel più ampio quadro degli eventuali squilibri macroeconomici. Ciò ha reso più intenso lo scambio di informazioni tra istituzioni europee e Stati membri nell’ambito di una fitta trama di scadenze, documenti, arene istituzionali, strumenti di raccolta e analisi dei dati. Il Semestre rappresenta, infatti, un ciclo annuale di coordinamento in cui gli Stati membri e le istituzioni europee discutono della formulazione e dell’attuazione delle politiche economiche secondo un calendario prefissato. 

La complessità di questo strumento di coordinamento, evidenziata dalla stessa ricchezza di acronimi utilizzati, ha contribuito a una certa mancanza di attenzione nei confronti del Semestre europeo che in Italia è rimasta circoscritta agli addetti ai lavori. Con questo Simposio intendiamo attrarre l’attenzione del pubblico più vasto su questo importante esercizio di coordinamento che incide sulle scelte di politica economica nazionale. Vorremmo così contribuire ad arricchire il dibattito che ha a oggetto se le scelte, soprattutto di politica fiscale e sociale, vengano «dettate dall’Europa», o siano invece il frutto di negoziati tra le burocrazie, oppure di scelte condivise con gli organi di rappresentanza degli interessi e dei cittadini. Troppo facilmente il dibattito pubblico si concentra su false alternative, come se si potesse scegliere fra sovranità assoluta o assoluta dipendenza dai dettami europei. Il Semestre europeo invece offre agli stati membri dell’Unione, e in particolare all’Italia, il cui elevato debito pubblico ne fa un caso più vulnerabile di altri agli umori del mercato e quindi alla sorveglianza comunitaria, l’opportunità di coordinare le proprie scelte di bilancio con quelle dei partner europei.

I contributi al Simposio sono volti a mettere in luce non solo le tecnicalità del Semestre europeo e il suo impatto sulle procedure decisionali ed amministrative relative alle scelte di bilancio (Mariotto e Franchino 2020; Di Mascio 2020), ma anche la sua incidenza sul sistema del welfare italiano (Guardiancich e Guidi 2020) e le ripercussioni implicite sul modello di democrazia che si viene a sostanziare attorno a decisioni fondamentali per la vita dei cittadini (Piattoni 2020).