COVID-19, regolazione e nuove tecnologie: vecchi problemi e nuovi tentativi di soluzione

di Sveva Del Gatto

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Lo scoppio della pandemia ha reso ancor più evidente la centralità delle nuove tecnologie per la resilienza economica e sociale di un Paese: dalle imprese, per cui è apparso chiaro come la digitalizzazione rappresenti ormai, il crocevia dove si decide chi sopravvive e chi no; ai servizi, da quelli pubblici a quelli bancari o assicurativi, che hanno, nella gran parte dei casi, potuto continuare a funzionare. Dal lavoro alla scuola, la cui continuità è stata possibile (seppur con numerose falle per quanto riguarda il sistema scolastico) grazie ad Internet e alle tante app per videoconferenze e videolezioni. La digitalizzazione e le nuove tecnologie non solo hanno permesso di evitare che la quotidianità, durante i periodi di lockdown, perdesse ogni tipo di normalità, ma hanno anche consentito nuovi e, prima del COVID-19, inimmaginati, sviluppi, densi di benefici per i cittadini e le amministrazioni (dalle app per la prevenzione e la lotta contro il COVID, ai servizi digitali per aiutare i bisognosi; dai sistemi di intelligenza artificiale a supporto della polizia municipale per il distanziamento sociale in spazi aperti, a quelli per il trasporto pubblico o per il calcolo in tempo reale delle distanze interpersonali e del livello dinamico del rischio di contagio in luoghi pubblici e di lavoro).

Sull’importanza di investire nell’IA, soprattutto dopo l’avvento del nuovo Coronavirus, vi è accordo unanime anche tra le istituzioni, sia a livello nazionale, sia sovranazionale e globale.

Secondo il nuovo documento programmatico “COVID-19: Embracing digital government during the pandemic and beyond” del Dipartimento degli Affari Economici e Sociali dell’ONU (UN/DESA), occorre che i governi facciano pieno uso delle tecnologie digitali per contrastare la pandemia e affrontare l’ampia gamma di questioni ad essa connesse. In questo senso, si è pronunciata anche la Vicepresidente esecutiva della Commissione UE che, dopo aver osservato che «[l]a crisi COVID-19 ha dimostrato quanto sia fondamentale che i cittadini e le imprese siano collegati e in grado di interagire tra loro online», ha assicurato che l’Unione europea continuerà a «collaborare con gli Stati membri per individuare gli ambiti che necessitano di maggiori investimenti affinché tutti gli europei possano beneficiare dei servizi e delle innovazioni digitali».

L’uso delle nuove tecnologie, anche nell’era del COVID, non è tuttavia, esente da problemi e rischi che anzi, in alcuni casi, sono apparsi acuiti dalla pandemia ancora in corso.

Le questioni giuridiche che si pongono sono numerose. Le principali, su cui ci si soffermerà in queste brevi riflessioni, riguardano la tutela della privacy e dei diritti fondamentali dei cittadini; la necessità di una regolazione sull’uso delle nuove tecnologie, in particolare, da parte delle pubbliche amministrazioni; il rapporto tra uso delle nuove tecnologie (nella specie delle piattaforme social) e trasparenza e veridicità delle informazioni (fenomeno delle fake-news).

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