Il Consiglio di Stato sulla disciplina AIR. Sentenza n. 823/2007

L’ATTUAZIONE DELLE DISPOSIZIONI IN MATERIA DI AIR DA PARTE DELLE AI

Nelle more della predisposizione delle forme e metodi di analisi dell’impatto della regolamentazione non è ipotizzabile una paralisi amministrativa dell’attività degli enti di regolazione; pertanto, i termini per dotarsi dei procedimenti fissati dall’articolo 20, ultimo periodo, della legge n. 229/2003 non sono perentori e non obbligano ad una formale motivazione della loro inosservanza.

Pending the preparation of guidelines for regulatory impact assessment, it is not possible to paralyze the administrative activity of regulatory bodies. Therefore, the legal provisions of terms, as provided by article 20, last sentence, law no. 229/2003, are not mandatory and it does not require a formal statement of reasons for non-compliance with them.

  • Consiglio di Stato, Sez. VI, 19 febbraio 2007, n. 823, Pres. Varrone – Est. Luce
  • Tar Lombardia, Sez. IV, 5 giugno 2006, n. 1298

Sintesi e massime a cura di Micaela Venticinque

La sentenza in esame prende le mosse dal ricorso proposto dinanzi al Tar Lombardia da un operatore del settore energetico avverso la delibera con cui l’Autorità per l’energia elettrica e il gas aveva stabilito i criteri per la determinazione delle tariffe per il trasporto ed il dispacciamento del gas naturale per il periodo di regolazione 2005-2009.

La citata delibera è stata censurata, tra l’altro, in quanto non era stata sottoposta ad AIR, nonostante la legge n. 229 del 2003 avesse imposto alle Autorità indipendenti di dotarsi di strumenti di analisi di impatto della regolazione.

Il giudice di prime cure in parziale accoglimento del ricorso annulla la delibera impugnata, relativamente alle disposizioni che svincolavano l’aggiornamento annuale della tariffa dal metodo del price cap, che l’Autorità ai sensi della legge n. 481 del 1995 avrebbe dovuto applicare.

Il Consiglio di Stato riforma la sentenza del TAR, impugnata sia dall’Autorità che dall’operatore.

Il Collegio afferma la correttezza dell’operato della Autorità, laddove la stessa ha esteso anche al settore del gas le disposizioni di legge per il settore elettrico, che limitano l’applicazione del metodo del price cap alle sole componenti tariffarie destinate alla copertura dei costi e degli ammortamenti, con esplicita esclusione delle componenti dei costi dei capitali investiti. Ciò, ad avviso del Consiglio di Stato, contrariamente a quanto ritenuto dal TAR, non solo non ha comportato alcuna violazione di legge, ma ha anche implicato una scelta del tutto logica e ragionevole in quanto i costi del capitale investito, anche per il mercato del gas naturale, sono variabili non dipendenti dalla migliore efficienza delle imprese.

Rispetto alla censura relativa all’illegittimità della delibera per supposta carenza di motivazione, il giudice amministrativo ha chiarito che i provvedimenti di regolazione tariffaria hanno natura di atto generale e, dunque, in termini astratti sono suscettibili di reiterate applicazioni nel tempo; la circostanza per cui, nel caso di specie, destinatario fosse un unico soggetto che esercitava il trasporto del gas doveva essere valutata alla stregua di una evenienza particolare ed eccezionale che non si ripercuoteva sulla natura e struttura dell’atto di regolazione che, quindi, non richiedeva una specifica motivazione.

Per quanto concerne le doglianze delle ricorrenti relative all’assenza di una analisi di impatto della regolazione, coerentemente con quanto affermato dal Tar (Tar Lombardia, Sez. IV, 5 giugno 2006, n. 1298), la VI Sezione ritiene che nelle more del procedimento di adozione di un modello di analisi di impatto della regolazione, previsto dalla legge n. 229 del 2003 e avviato dall’AEEG con la delibera 203/05, non fosse ipotizzabile una paralisi dell’azione amministrativa prevista dalla legge in capo alle Autorità di regolazione. Ritiene, inoltre, che i termini per dotarsi dei procedimenti fissati nell’articolo 20, ultimo periodo della legge n. 229/2003, non fossero perentori e non obbligassero ad una formale motivazione della loro inosservanza.

Sentenze citate: Tar Lombardia, Sez. IV, 5 giugno 2006, n. 1298.