Research note. Indipendenza delle autorità e varietà di capitalismo

I. Guardiancich, M. Guidi, Formal independence of regulatory agencies and Varieties of Capitalism: A case of institutional complementarity?, in «Regulation&Governance», Article first published online: 17 March 2015

Recensione a cura di Mattia Guidi

L’obiettivo della ricerca condotta in questo articolo è cercare di stabilire un collegamento fra due letterature che sembrano finora procedere parallele, nonostante analizzino fenomeni strettamente connessi. Stiamo parlando, da un lato, della letteratura sulla creazione di autorità indipendenti, e dall’altro dello studio delle “varietà di capitalismo”. Quest’ultimo analizza le modalità di coordinazione degli attori economici nei diversi sistemi, mostrando che le economie di mercato si dividono in “liberali” (in cui è il mercato a determinare l’allocazione dei fattori produttivi) e “coordinate” (in cui l’attività economica si basa su accordi di lungo periodo fra gli attori, imprese e sindacati in particolare). Vi è poi una terza varietà, le economie di mercato “miste”, in cui, nonostante l’allocazione dei fattori non sia lasciata a meccanismi di libero mercato, la coordinazione fra gli attori non è stabile e capace di produrre effetti duraturi.

La domanda a cui il paper cerca di rispondere è la seguente: l’indipendenza delle autorità dipende o no dalla varietà di capitalismo? In altre parole, dato che la principale ragione per cui le autorità sono istituite è garantire che il funzionamento del mercato non sia turbato da interferenze statali, fallimenti del mercato ed esternalità negative, è possibile che la necessità di avere autorità indipendenti non sia la stessa per tutti i regimi?

Per rispondere a questa domanda, abbiamo mappato il livello di coordinazione di 16 paesi dell’Europa occidentale in due ambiti: governo delle imprese e mercato del lavoro. Abbiamo poi analizzato la relazione fra i due tipi di coordinamento e l’indipendenza formale dei regolatori in sette settori: concorrenza, gas ed elettricità, ambiente, mercati finanziari, sicurezza alimentare, farmaci, telecomunicazioni (utilizzando i dati gentilmente messi a disposizione da Fabrizio Gilardi, Università di Zurigo).

I risultati della nostra analisi empirica ci dicono che la capacità di coordinazione degli attori nel mercato del lavoro ha un impatto decisivo sull’indipendenza dei regolatori. In particolare, in economie dove il coordinamento è affidato unicamente al mercato (nelle economie liberali, come il Regno Unito) troviamo le autorità con il più alto grado di indipendenza. Economie coordinate, invece, concedono minore indipendenza alle proprie autorità, poiché il buon funzionamento del sistema economico si regge anche (se pure non esclusivamente) su accordi fra imprese, o fra imprese e sindacati, che prescindono il mercato. Ma il risultato più interessante della nostra analisi è senza dubbio l’aver mostrato che le economie con un grado intermedio di coordinamento sono quelle che concedono meno indipendenza di tutte. La nostra spiegazione è che, in queste economie, l’inefficienza del sistema è compensata da un intervento pro-attivo dello stato, che quindi mal si concilia con alti gradi di indipendenza concessi alle autorità.

La conclusione del nostro studio è che i politici, lungi dall’utilizzare le autorità di regolazione come strumenti per “compensare” la mancanza di credibilità del sistema economico, sembrano piuttosto assecondare le tendenze di fondo. Laddove meccanismi di coordinamento (di mercato o di coordinazione strategica) sono presenti, questo non presenta particolari problemi. In economie che però soffrono di scarsa capacità di produrre un’allocazione efficiente dei fattori produttivi, questa tendenza può rivelarsi problematica.

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Mattia Guidi, Ph.D, Post-doctoral Fellow at “LUISS Guido Carli”, Department of Political Science

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