Regulatory enforcement e ispezioni: 11 principi OCSE per l’effettiva applicazione delle regole

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Qual è il livello effettivo di implementazione delle regole da parte dei regolati? Quali sono gli strumenti a disposizione dei governi per far sì che le norme vengano applicate, quando i meccanismi di mercato e il settore privato non ne garantiscono il rispetto o non sono a ciò sufficienti?

Lo scorso 16 maggio l’OCSE ha pubblicato una guida contenente 11 principi per la corretta impostazione delle politiche e degli strumenti di “regulatory enforcement” e per le ispezioni. Con il termine “enforcement” occorre intendere, in senso ampio, le attività e gli strumenti a disposizione dei governi per la promozione e la verifica dell’applicazione delle norme da parte dei soggetti regolati: impropriamente lo si potrebbe rendere, in italiano, con applicazione o controllo sull’applicazione.

Essa rappresenta uno strumento complementare alle Raccomandazioni del Consiglio sulle politiche di regolazione e sulla governance (pubblicate nel 2012 e disponibili qui), adottata nella forma di soft law, non vincolante per i paesi membri.

Il report, che si compone di 70 pagine, fa seguito a una fase di consultazione aperta ai paesi membri, chiusasi il 31 agosto 2013, su una bozza di report in cui erano già illustrati i principi di base poi sviluppati nella presente guida.

Lo scopo è quello di fornire ai governi degli stati membri alcuni principi di riferimento e delle buone pratiche per migliorare i livelli di applicazione concreta delle norme attraverso lo strumento delle ispezioni, rendendo queste ultime più efficaci e meno onerose per chi debba subirle e per i governi che debbano applicarle.

Le buone pratiche sancite dalla guida, come specifica l’OCSE, pur non facendo riferimento a specifici settori normativi ma ponendosi su un piano più generale e astratto, toccano diversi aspetti: dalla formulazione stessa delle politiche di regolazione, alle istituzioni coinvolte, agli strumenti concreti con cui realizzare le ispezioni e promuovere la cd. “compliance” delle norme da parte dei regolati. Non da ultimo, si pone attenzione anche ai processi per la revisione stessa dei servizi ispettivi, al fine di mantenere alto il loro livello di efficienza rispetto agli obiettivi.

Nel dettaglio, per la formulazione e il ricorso ottimale alle ispezioni, ai fini dell’efficace applicazione delle norme, l’OCSE raccomanda ai governi di seguire i seguenti 11 principi:

1) Applicazione basata sull’evidenza empirica (“risk-based enforcement”): decidere su cosa intervenire attraverso le ispezioni e in che modo dovrebbe avvenire sulla base di dati e misurazioni, e i risultati dovrebbero essere monitorati regolarmente.

2) Selettività (“selectivity”): ogni volta che sia possibile, l’osservanza delle regole dovrebbe essere appannaggio dell’azione privata e, comunque, affidata ai meccanismi di mercato: il ricorso a ispezioni e altre forme di verifica da parte del governo dovrebbe essere l’ultima ratio.

3) Focus sul rischio e proporzionalità (“risk focus and proportionality”): l’enforcement deve basarsi sul rischio effettivo ed essere a esso proporzionale, nella frequenza del ricorso a esso e nella misura delle risorse impiegate allo scopo.

4) Regolazione commisurata (“responsive regulation”): la normazione e, di conseguenza, la tipologia di enforcement e ispezioni poste in essere, dovrebbero tenere conto della storia e delle specifiche peculiarità delle questioni trattate.

5) Visione a lungo termine (“long-term vision”): i governi dovrebbero sempre adottare politiche e strumenti istituzionali per l’enforcement e le ispezioni che seguano obiettivi chiari e un programma a lungo termine. Ciò è essenziale perché: a) consente di individuare tutte le similarità e analogie fra funzioni e strutture operanti in settori simili, e di evitare il rischio di sovrapposizioni e duplicazioni; b) può servire da base per ogni ulteriore iniziativa di riforma delle ispezioni, nonché per stimolare il supporto pubblico conferendo maggiore visibilità alla tematica.

6) Coordinamento e consolidamento (“co-ordination and consolidation”): coerentemente con il principio precedente, le funzioni ispettive dovrebbero essere coordinate fra loro e, dove possibile o opportuno, consolidate fra loro: minori duplicazioni e sovrapposizioni possono garantire un uso migliore e più razionale delle risorse e massimizzarne l’efficacia.

7) Governance trasparente (“transparent governance”): l’enforcement e le ispezioni dovrebbero essere condotti secondo principi di trasparenza e management orientato al risultato. Inoltre, l’applicazione delle politiche di enforcement dovrebbe avvenire autonomamente rispetto all’influenza politica.

8) Integrazione dei sistemi informativi (“information integration”): come per molti altri ambiti politici e istituzionali, anche per l’enforcement delle norme è fondamentale fare ricorso ai sistemi di ICT , per incrementarne efficacia ed efficienza e per ridurre al minimo la dispersione delle risorse.

9) Procedure chiare e corrette (“fair and clear process”): chi procede alle ispezioni e quale ne è l’oggetto? Secondo quali procedure e autorità? Il nono principio chiama in causa queste buone domande, sancendo l’importanza di stabilire buone regole e procedure chiare e certe ex ante.

10) Promozione della compliance (“compliance promotion”): i governi dovrebbero impegnarsi a promuovere la trasparenza delle procedure e la loro ottemperanza attraverso strumenti adeguati, quali linee guida e “cassette degli attrezzi”.

11) Professionalità (“professionalism”): gli ispettori dovrebbero essere formati secondo principi di professionalità, integrità, trasparenza e alti livelli di expertise, al fine di scongiurare ogni rischio di corruttibilità e mancanza di autonomia decisionale.

Le raccomandazioni dell’OCSE costituiscono condivisibili principi di buon senso, e starà agli stati membri, pur senza un vincolo formale alla loro adozione, attenersi e conformare a esse il loro agire, per poter effettuare un passo ulteriore verso il miglioramento concreto della qualità normativa.

(Federica Cacciatore)