Regno Unito, pubblicato il rapporto della Digital Democracy Commission

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È stato pubblicato, il 26 gennaio 2015, il rapporto della Speaker’s Commission on Digital Democracy (o Digital Democracy Commission). La Commissione, nata nel novembre 2013 e presieduta dallo Speaker della House of Commons, Hon. John Bercow, ha il compito di valutare l’impatto degli strumenti digitali sul funzionamento del sistema politico e formulare proposte volte a favorire l’avvicinamento e la partecipazione dei cittadini al processo democratico.

Nel documento sono analizzate in dettaglio alcune delle problematiche più rilevanti concernenti il rapporto fra tecnologia, policy-making e partecipazione dei cittadini. Per ciascuna problematica vengono formulati suggerimenti e soluzioni che prevedono un maggiore utilizzo del digitale e il ricorso a nuovi strumenti tecnologici e di comunicazione. Si ricordano, in sintesi, le principali proposte contenute nel documento:

  • Migliorare il livello generale di comprensione della politica e del Parlamento. Senza un’adeguata conoscenza degli aspetti basilari del sistema democratico, il coinvolgimento dei cittadini risulta più difficile da ottenere. In tal senso, si suggerisce al Parlamento di sviluppare una nuova strategia comunicativa, di migliorare l’accesso alle informazioni e di fare maggior ricorso all’infografica e ai contenuti audio-video. Si propone, inoltre, di migliorare i siti web parlamentari, potenziandone la funzione di ricerca interna, e di fornire nuovi strumenti digitali per l’accesso ad informazioni specifiche o settoriali sempre aggiornate in tempo reale.
  • Ridurre l’utilizzo di gergo tecnico. Il linguaggio parlamentare e normativo può rappresentare una barriera alla comprensione del processo democratico. Per questo, si propone di: a) semplificare il linguaggio parlamentare; b) sviluppare nuovi strumenti digitali (jargon buster, note interattive, etc.); c) ricorrere a strumenti per il supporto alle persone con disabilità (traduzioni con il Linguaggio dei Segni, inserimento di sottotitoli nei video, etc.). Inoltre, per migliorare e rendere più accessibile il processo di law-making, si potrebbe pubblicare online, per ogni emendamento o bozza di legge, una descrizione esaustiva, che utilizzi un linguaggio chiaro.
  • Raggiungere i gruppi sottorappresentati. Con l’ausilio delle nuove tecnologie, si possono raggiungere più facilmente quei gruppi sociali che, di norma, sono meno coinvolti nel processo democratico, ossia i giovani senza educazione universitaria, i soggetti con problemi di apprendimento, i senzatetto, gli anziani e coloro che vivono in territori con alti tassi di astensionismo. Vanno in questo senso anche i suggerimenti volti a ridurre il digital divide e a migliorare l’educazione informatica.

Uno dei capitoli più interessanti del rapporto è quello relativo al coinvolgimento diretto dei cittadini e ai principali strumenti di partecipazione attiva. In breve:

  1. Strumenti per contattare i parlamentari. L’utilizzo dei social media e dei nuovi mezzi digitali in aggiunta a quelli più tradizionali (e-mail, telefono, lettere, etc.), permette ai cittadini di entrare più facilmente in contatto con i propri rappresentanti e a quest’ultimi di gestire meglio il flusso comunicativo con l’elettorato.
  2. Petizioni online. Grazie a un’elevata accessibilità e alla facilità d’uso, le petizioni online rappresentano un ottimo modo per portare alcune questioni o iniziative all’attenzione di parlamentari e governo. Per favorire la diffusione di questo strumento e un utilizzo più strutturato, si suggerisce di istituire un’apposita commissione parlamentare per regolarne il funzionamento e assicurare che le petizioni abbiano risultati concreti sul processo decisionale.
  3. Contributo al lavoro delle commissioni parlamentari. Le Commissioni in Parlamento dovrebbero fare maggiore uso dei social media e degli strumenti online per coinvolgere i cittadini nel loro lavoro quotidiano e migliorare la consapevolezza del lavoro parlamentare presso il pubblico.
  4. Rendere il processo di law-making più aperto. A causa delle elevate competenze tecniche richieste dal processo di produzione normativa, si suggerisce di puntare sul coinvolgimento dei cittadini nella fase di formulazione degli obiettivi di policy attraverso consultazioni capillari e di facile accesso. Sperimentazioni dovrebbero essere comunque condotte per dare voce e raccogliere le opinioni dei cittadini nelle fasi più avanzate dell’iter legislativo e nel corso dei dibattiti parlamentari.

In conclusione, un investimento nelle nuove tecnologie e nelle nuove opportunità di comunicazione digitale è in grado di aumentare la consapevolezza dei cittadini in merito al processo democratico e, dunque, la trasparenza e l’accountability delle istituzioni pubbliche. Inoltre, tali strumenti possono migliorare l’interazione fra policy-maker e società civile nel suo complesso e favorire la partecipazione dei cittadini al processo di produzione normativa. Ciò, di riflesso, garantirà una migliore qualità della regolazione.

(di Marco Valeri)