Regioni

Negli ultimi anni si è delineato con chiarezza che la governance della regolazione multilivello merita un’attenzione sempre maggiore, nella misura in cui i paesi trasferiscono le loro politiche di regolazione a un livello locale.

Nel caso dell’Italia il nuovo assetto delle competenze legislative e regolamentari definite dalla legge costituzionale n. 3 del 2001 ha sancito un policentrismo normativo e istituzionale e, di riflesso, il superamento dell’impostazione centralizzata delle politiche della qualità della regolazione, segnando il passaggio al coinvolgimento di tutti i livelli di governo. Non è un caso, infatti, che si sia giunti alla conclusione, nel marzo 2007, di un’importante intesa interistituzionale quale l’Accordo tra Governo, Regioni e Autonomie locali in materia di semplificazione e miglioramento della qualità della regolamentazione (in attuazione dell’art. 2 della legge 246/2005), che ha previsto una serie di iniziative che i diversi livelli di governo avrebbero dovuto adottare per migliorare la qualità della regolazione, tra cui quella dell’introduzione e dell’effettivo svolgimento dell’AIR (art. 3).

Più di recente, con la legge 11 novembre 2011, n. 180, “Norme per la tutela della libertà d’impresa. Statuto delle imprese”, il legislatore ha introdotto specifiche disposizioni che assoggettano Stato, Regioni, enti locali ed enti pubblici all’uso di strumenti di better regulation per le proposte destinate ad avere effetti sulle imprese.

Alcune Regioni hanno mostrato interesse per i temi della qualità della regolazione, con risultati persino più promettenti rispetto a quelli raggiunti dal livello statale.

In particolare, di recente, le Regioni stanno muovendo importanti passi avanti in tema di valutazione ex ante ed ex post, anche sulla scia della riforma costituzionale del 1999-2001. Con il conferimento di maggiori poteri legislativi e regolamentari al livello di governo subnazionale, infatti, le Regioni stanno gradualmente facendo propri anche gli strumenti di controllo della qualità normativa. Accanto al richiamo statutario, in alcuni casi (come in Lombardia) ai principi della better regulation, diverse Regioni hanno disciplinato la materia in via legislativa.  In altre regioni, pur in assenza di specifiche norme, si è proceduto all’attuazione in via sperimentale dell’AIR.

Le Regioni dell’obiettivo convergenza sono al momento impegnate in un progetto di costruzione di capacità di normazione che include, in particolare, la metodologia AIR. Il progetto operativo di assistenza tecnica (POAT) del Dipartimento Affari Giuridici e Legislativi (DAGL) della Presidenza del Consiglio dei Ministri promuove l’elevazione e l’aggiornamento delle competenze, come auspicato dall’Accordo Stato-Regioni 2007, e opera con la finalità di assicurare e rafforzare il coordinamento e l’armonizzazione fra i diversi livelli di governo e favorire lo scambio di esperienze e la creazione di una rete di relazioni stabili. Tra gli obiettivi specifici rientra il rafforzamento delle competenze e la costruzione di metodologie e tecniche di analisi e valutazione condivisi.

Alle esperienze regionali in materia di AIR e VIR si aggiungono infine le più recenti iniziative nel campo della misurazione degli oneri amministrativi (MOA).

In questo ambito va rilevato che, nonostante l’accordo del 2007 avesse sancito la condivisione multilivello dell’obiettivo di riduzione degli oneri fissato al livello statale (-25% entro il 2012), l’applicazione della misurazione da parte degli enti territoriali ha stentato a decollare. Infatti, al di là di un progetto pilota promosso dal Dipartimento della funzione pubblica presso alcune Regioni del centro-nord (Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria e Toscana), in una prima fase le iniziative attivate autonomamente dagli enti territoriali sono state sporadiche (Toscana, Bolzano).

Più di recente, tuttavia, alcune Regioni e Province autonome hanno definito e avviato propri programmi strutturati di misurazione (Emilia-Romagna, Lombardia, Sicilia, Trento). Inoltre, per le Regioni dell’obiettivo convergenza è in corso, nell’ambito del PON Governance e azioni di sistema (FSE), un progetto di messa a punto e diffusione delle metodologie.

A integrare il quadro della better regulation, anche per le Regioni, è il ricorso allo strumento delle consultazioni, che costituisce, tuttavia, una realtà più variegata delle precedenti. Accanto a richiami ormai generalizzati sulla necessità di aprire verso l’esterno i processi deliberativi coinvolgendo i soggetti a vario titolo coinvolti, sulla trasparenza delle decisioni e delle procedure, le modalità con cui tali aperture avvengono sono svariate e vanno dalle tradizionali audizioni, ai tavoli concertativi, a modalità più moderne quali i notice&comment realizzati via web, ma non solo. Inoltre, lo strumento delle consultazioni costituisce per Regioni ed enti locali una realtà in crescita, per la quale tuttavia occorrono spesso strumenti di raccordo e supporto, siano essi teorici od operativi. Strategica, come in altri casi, risulta la leva della diffusione di buone pratiche anche in tema di consultazioni; pertanto, l’attenzione dell’Osservatorio continuerà a essere rivolta anche verso questo strumento.