Recensioni. L’analisi costi-benefici e la regolazione del settore finanziario

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La crisi economica scoppiata nel 2008, le misure prese successivamente dal legislatore statunitense per superarla e il tipo di sindacato assunto dal giudice per verificare la correttezza di alcune recenti disposizioni della Securities and Exchange Commission (SEC) – l’agenzia federale che svolge funzioni di vigilanza e regolazione del mercato finanziario e della borsa – hanno spinto diversi commentatori a interrogarsi sull’applicabilità degli strumenti di qualità della regolazione al settore finanziario. 

Con questo breve commento, l’ex “zar” dell’Office of Information and Regulatory Affairs (OIRA), si inserisce nel dibattito dottrinario sostenendo la doverosità per il regolatore finanziario di ricorrere a strumenti volti ad assumere decisioni evidence-based. Secondo Sunstein, infatti, la regolazione finanziaria non presenta aspetti specifici che impediscano, come invece ritenuto da alcuni commentari, di applicare anche a questo settore gli strumenti di qualità della regolazione.

Il punto di partenza dell’analisi è il “problema della conoscenza”; secondo la definizione data da Friedrich Hayek, le conoscenze economicamente rilevanti non possono devono essere assunte come “date” poiché, conformemente alla realtà delle cose, sono in gran parte disperse e di difficile reperibilità. Sulla base di questa consapevolezza, il regolatore finanziario non dovrebbe sforzarsi di reperire le informazioni bensì impegnarsi ad utilizzare al meglio quelle che ha a disposizione per verificare il raggiungimento del proprio obiettivo.

Partendo da questo assunto, Cass R. Sunstein sostiene l’utilità per il regolatore finanziario di utilizzare sempre tecniche di analisi economica anche diverse ed ulteriori rispetto all’analisi costi-benefici. La scelta tra queste diverse tecniche non può essere effettuata in astratto poiché dipende dalle informazioni già in possesso del regolatore e da quelle che si aspetta di poter conoscere.
Tuttavia, ad avviso dell’Autore, è possibile effettuare una scala di preferenze. La scelta migliore che dovrebbe essere adottata come regola “di default”, è quella di effettuare l’analisi costi-benefici che, come noto, consente al rule-maker di verificare se i benefici di un intervento giustifichino i relativi costi. Numerose sono le informazioni che emergono da quest’analisi: l’individuazione delle categorie di destinatari che sono coinvolti; quali soggetti sono maggiormente avversi all’adozione della misura; gli effetti dell’opzione scelta.

Ciò nonostante l’analisi costi-benefici presenta numerosi aspetti problematici; innanzitutto il rischio speculativo in quanto le amministrazioni possono guidare il risultato dell’analisi sovrastimando alcuni benefici o sottostimando alcuni costi; inoltre il problema della scientificità delle tecniche di misurazione utilizzate. Ad esempio, per misurare gli effetti di una misura regolatoria che ha un impatto ambientale non è ancora univocamente stabilito se si debba utilizzare il tasso di “mortalità” o quello di “morbilità”.
Quando esistono vincoli che rendono l’analisi costi-benefici non soddisfacente o non realizzabile il regolatore finanziario dovrebbe utilizzare la breakeven analysis. Si tratta di una tecnica che, noti i costi della regolazione, consente al decisore di valutare il beneficio minimo che li giustifica. Rispetto all’analisi costi-benefici questa tecnica risulta meno raffinata poiché utilizza costi e benefici complessivi; inoltre, l’utilità della norma è dimostrata quando l’adozione della misura consente di coprire i costi individuati.

Non sempre, tuttavia, il regolatore è capace di utilizzare tecniche di analisi economica.
In questi casi è possibile ricorrere ad ulteriori regole decisionali che come unica giustificazione presentano quella di riflettere l’atteggiamento generale del decisore. Tra queste regole, ad esempio, Sunstein indica il principio di precauzione e quello del maximin. Nel primo caso il regolatore, di fronte a misure di cui non è possibile individuare gli effetti, nè in termini di rischi ad essi associabili, né in termini di probabilità con la quale tali rischi si manifestano, assume una strategia difensiva. In base al principio del maximin, invece, il regolatore assume la misura che consente di eliminare il peggior scenario possibile. In questi casi, tuttavia, il regolatore potrebbe finire con l’imporre inutili oneri aggiuntivi il cui costo può non essere giustificato dal beneficio di eliminare il rischio dell’evento negativo.

Queste ulteriori regole decisionali dimostrano, dunque, l’importanza per il regolatore finanziario di lavorare costantemente sulla base conoscitiva per utilizzare le informazioni in modo tale da consentirgli di adottare il più completo degli strumenti a disposizione ossia l’analisi costi-benefici.

Recensione a cura di Mariangela Benedetti

Cass. R. Sunstein, Financial Regulation and Cost-Benefit Analysis: A Comment, Yale Law Journal Forum, Forthcoming, Harvard Public Law Working Paper No. 14-17, 2014

Photo by: Colin Harris  ADE