Recensioni. Il principio di proporzionalità nella Corte di giustizia dopo il Trattato di Lisbona

corte-giustizia-europeaLo scritto tratta dell’uso del principio di proporzionalità da parte della Corte di giustizia dopo le modifiche apportate dal Trattato di Lisbona nella distribuzione delle competenze tra le istituzioni europee e in presenza di strumenti di qualità della regolazione (per esempio, l’AIR).

La metodologia utilizzata è quella induttiva; l’Autore analizza tre recenti sentenze della Corte di giustizia, pronunciate dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona: il caso Vodafone, il caso Volker und Markus Schecke e il caso Test-Achats. Per ciascuna delle tre decisioni, dapprima, viene brevemente descritto il caso; quindi, presentata la decisione dalla Corte di giustizia; infine, svolte alcune considerazioni sul tipo di controllo effettuato dal giudice. Un paragrafo conclusivo traccia poi alcune considerazioni d’insieme sui casi analizzati.

Nel caso Vodafone, la Corte di giustizia verifica la legittimità del regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 27 giugno 2007, n. 717, relativo al roaming sulle reti pubbliche di telefonia mobile. La Corte è stata adita dall’High Court of Justice nell’ambito di una controversia tra alcuni operatori di reti pubbliche di telefonia mobile[1] e il Secretary of State for Business, Enterprise and Regulatory Reform in merito alla validità delle disposizioni di applicazione del regolamento n. 717/2007 adottate dal Regno Unito di Gran Bretagna e dall’Irlanda del Nord. Secondo la Corte, il regolamento della Commissione, che impone un tetto tariffario a chiamate, sms e scambio dati sino al 30 giugno 2012, non viola i principi di sussidiarietà e di proporzionalità come, invece, sostenuto dagli operatori di telefonia mobile. La Corte di giustizia ha, infatti, sostenuto che “il legislatore comunitario può legittimamente ritenere necessario un approccio comune a livello comunitario per garantire il funzionamento armonizzato del mercato interno, consentendo così agli operatori di agire nell’ambito di un unico contesto normativo coerente”. Il caso Vodafone, ad avviso dell’Autore, mostra come la Corte di giustizia applichi il principio di proporzionalità “in modo procedurale”: piuttosto che verificare, cioè, la fondatezza delle scelte effettuate dal legislatore, il giudice controlla la proporzionalità della misura in ragione del percorso decisionale seguito. Per questa via, in particolare, la Corte di giustizia sottolinea l’importanza dell’AIR effettuata dalla Commissione per giustificare la proposta regolamentare; l’AIR, infatti, consente al giudice di verificare se la Commissione ha esaminato diverse opzioni regolatorie e ne ha valutato il relativo impatto economico, sociale e ambientale, prima di adottare la decisione di imporre tetti ai prezzi del roaming sia all’ingrosso sia al dettaglio. Ad avviso dell’Autore, si tratta di una sentenza particolarmente importante, innanzitutto, perché è la prima nella quale  la Corte di giustizia utilizza espressamente l’AIR per verificare la conformità della regolazione europea con i principi di sussidiarietà e proporzionalità. Inoltre, la decisione dimostra che l’AIR può diventare un importante ausilio nelle mani del giudice per verificare eventuali eccessi di discrezionalità da parte del legislatore europeo. Quest’ultimo, quindi, dovrebbe essere conseguentemente incentivato a giustificare, tramite l’analisi ex ante, le decisioni che intende assumere.

Se nel caso Vodafone la Corte di giustizia impiega la “proporzionalità procedurale” per proteggere gli Stati membri dall’eventuale “straripamento” del potere legislativo dell’UE, nel caso Volker und Markus Schecke, lo stesso principio è utilizzato per proteggere la libertà degli individui contro l’esercizio arbitrario dei pubblici poteri. In questo caso la Corte di giustizia, adita in via pregiudiziale dal giudice tedesco, verifica la validità della normativa UE (Regolamenti del Consiglio n. 1290/200 e della Commissione n. 259/2008) che prevede l’obbligo e le modalità di pubblicazione delle informazioni relative ai beneficiari di aiuti agricoli. Nel dettaglio, la Corte indaga sulla validità delle disposizioni che introducono limitazioni a diritti fondamentali, come il diritto alla privacy, riconosciuti ai cittadini europei; la decisione ritiene invalide le “disposizioni che, riguardo a persone fisiche beneficiarie degli aiuti agricoli, impongono la pubblicazione di dati personali relativi ad ogni beneficiario, senza operare distinzioni sulla base di criteri pertinenti come i periodi durante i quali esse hanno percepito simili aiuti, la frequenza o ancora il tipo e l’entità di questi ultimi”. In assenza di una preliminare analisi di fattibilità, infatti, secondo la Corte di giustizia, il Consiglio e la Commissione non dimostrano di aver considerato  eventuali alternative in grado di perseguire lo stesso obiettivo (trasparenza) con il minor sacrificio possibile dei diritti fondamentali garantiti ai beneficiari dei fondi agricoli (privacy).

L’ultimo caso analizzato è quello TestAchats avente ad oggetto la verifica della legittimità dell’articolo 5 della Direttiva 2004/113/CE. Questa norma prevede una deroga al principio di parità di trattamento in quanto autorizza gli Stati membri ad applicare differenti premi tra uomini e donne nei contratti assicurativi. La Corte, adita in via pregiudiziale della Corte costituzionale belga, ha dichiarato invalida la disposizione dell’articolo 5, nella parte in cui riconosce agli Stati membri la possibilità di adottare suddette differenziazioni senza limiti di tempo. Secondo la Corte è necessario garantire la coerenza interna dell’impianto normativo della direttiva stessa: infatti, la previsione di una deroga senza alcun limite di tempo non si concilia con la previsione del principio di non differenziazione delle prestazioni assicurative tra uomo e donna, né con gli obiettivi di parità di trattamento perseguiti dalla stessa direttiva. Ad avviso dell’Autore, questa sentenza è importante perché dimostra la capacità del giudice europeo di utilizzare il principio di proporzionalità per verificare la coerenza tra la finalità della regolazione e le misure in concreto adottate per perseguirla.

Nel paragrafo conclusivo l’Autore sviluppa alcune considerazioni. Innanzitutto, dà conto della crescente importanza dell’applicazione procedurale del principio di proporzionalità. In particolare, nelle aree dove il legislatore europeo ha maggiori margini di discrezionalità, la verifica del modo in cui l’istituzione europea assume una decisione può rappresentare l’unico modo di far valere, per via giudiziaria, i principi che hanno una chiara natura politica, come, ad esempio, la sussidiarietà.

In secondo luogo, l’Autore rileva la capacità della Corte di giustizia di sindacare la necessarietà delle scelte adottate dalle istituzioni politiche dell’Unione europea e di  verificare – come nel caso Volker und Markus Schecke- se sono state considerate opzioni alternative assieme a tutti gli interessi coinvolti.

Da ultimo, l’Autore sottolinea i vantaggi del sindacato svolto sulla procedura seguita per adottare la politica UE. Tale controllo non si sostanzia in una sostituzione della decisione politica con quella del giudice. All’opposto, come dimostrato nell’esperienza americana della constitutional adjudication, è sempre più orientato ad allineare le decisioni politiche alla struttura e ai principi dei Trattati (come nel caso Test‑Achats) e al contempo a migliorare la razionalità del processo decisionale.


[1] Vodafone Ltd, la Telefónica O2 Europe Plc, la T‑Mobile International AG e la Orange Personal Communications Services Ltd.

 

K. Lenaerts, The European Court of Justice and Process-oriented Review, in Research Paper in Law n. 1/2012, Department of European Legal Studies

(Recensione a cura di Mariangela Benedetti)