Recensioni. I limiti del populismo della semplificazione: il caso della “Red Tape Challenge” nel Regno Unito

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Le tecnologie dell’informazione sono ritenute costituire un mezzo a basso costo su cui imperniare esercizi di consultazione capaci di raccogliere evidenze e proposte da una vasta congerie di interessi. In particolare, è molto stretta la potenziale associazione tra rivoluzione tecnologica e crowdsourcing inteso come decentralizzazione dell’elaborazione delle politiche pubbliche. Grazie alla nuove tecnologie dell’informazione, infatti, le burocrazie e gli interessi organizzati non possono più fare leva sui costi alti della partecipazione e sulle asimmetrie informative per escludere dall’elaborazione delle politiche pubbliche la folla dispersa degli interessi meno organizzati.

Nella prassi, però, il legame tra tecnologie dell’informazione e crowdsourcing può essere meno serrato di quanto ipotizzato a livello teorico, come evidenzia l’analisi empirica presentata da Lodge e Wegrich. La ricerca dei due autori ha per oggetto l’esperienza di consultazione “Red Tape Challenge” lanciata nel 2012 dal governo di coalizione britannico guidato da Cameron. Si tratta di una campagna per la revisione dello stock della regolazione condotta attraverso una piattaforma interattiva disponibile sul sito istituzionale del Cabinet Office articolata per ambiti tematici.

Per ognuno degli ambiti tematici, la campagna è stata articolata in fasi successive. Dapprima, gli archivi di Stato, coadiuvati dall’unità per la semplificazione (Better Regulation Executive), hanno preparato la lista di tutte le regole relative all’ambito tematico. Al contempo, sono stati individuati i “campioni” dell’ambito tematico, di solito imprese, chiamati ad accrescere l’interesse per la campagna attraverso il loro contributo al dibattito sulla revisione delle regole. Una volta individuati regole e campioni, si è poi passati al lancio della campagna attraverso una intensa attività di comunicazione e coinvolgimento degli interessi prodromica allo “spotlight”, vale a dire all’invio delle proposte di revisione attraverso due canali: un forum sottoposto a moderazione per l’invio di commenti pubblici; un indirizzo email di cui si sono serviti gli interessi organizzati per inviare i propri commenti in forma anonima. Terminato lo spotlight, si è passati all’analisi da parte del dipartimento interessato delle proposte pervenute. Ogni dipartimento ha poi formulato delle proposte per l’eliminazione, la revisione o l’arricchimento delle regole che sono state sottoposte al vaglio di “challenge teams” vale a dire gruppi di esperti e dirigenti provenienti anche da altri dipartimenti. Le proposte formulate dai dipartimenti sono state successivamente scrutinate da una “Star Chamber” composta da consulenti ed esperti del Governo e presieduta dai ministri del Cabinet Office e del BIS (dipartimento che si occupa di Better Regulation). Le raccomandazioni della Star Chamber sono state recepite dai Dipartimenti nella redazione della proposta finale che è stata sottoposta al Reducing Regulation Committe, il comitato interministeriale che, infine, ha deciso a quali iniziative di semplificazione dare attuazione.

A giudizio degli autori, la Red Tape Challenge si prefiggeva i quattro obiettivi tipici degli esercizi di consultazione: a) produrre evidenze da porre alla base delle proposte di semplificazione; b) incoraggiare la partecipazione in modo tale da scongiurare la cattura o lo sbilanciamento della regolazione nei confronti degli interessi meno organizzati; c) consentire di controllare la burocrazia attraverso procedure che aprono il processo di regolazione allo scrutinio pubblico; d) offrire legittimità al processo di regolazione.

L’analisi di Lodge e Wegrich evidenzia che solo l’ultimo obiettivo è stato conseguito dal governo inglese. La quantità e la qualità dei contributi inviati dai partecipanti, infatti, ha influenzato poco le decisioni del governo inglese. Quest’ultimo si è servito della campagna per offrire una spinta dal basso alla propria agenda di riduzione della regolazione. Ciò appare evidente se si considera che sono state prese in considerazione solo le proposte di riduzione, senza prestare attenzione a quelle che chiedevano di migliorare/approfondire la regolazione. Peraltro, è assai difficile stimare la reale riduzione della regolazione conseguita dal governo inglese dal momento che la campagna non è stata accompagnata dalla misurazione degli oneri. Comunque, i dirigenti dei dipartimenti intervistati dagli autori hanno riferito che senza l’attenzione generata dalla campagna non sarebbe stata eseguita una revisione così estesa della regolazione.

La Red Tape Challenge, dunque, non ha saputo bilanciare le tre dimensioni che dovrebbero caratterizzare ogni iniziativa di better regulation, che consistono nella riduzione della regolazione, nel miglioramento della regolazione e nella discussione sulla regolazione. Quest’ultima dimensione, in particolare, è stata inconsistente dal momento che i contributi alla consultazione sono risultati anonimi (gli interessi organizzati hanno fatto ricorso al canale privato della email istituzionale) oppure, se pubblicati, mal formulati. In sostanza, il crowdsourcing non appare attagliato agli esercizi di consultazione in tema di better regulation che si configurano piuttosto come dibattiti all’interno di nicchie altamente specializzate.

Recensione a cura di Fabrizio Di Mascio

Lodge, M. e K. Wegrich (2014). Crowdsourcing and Regulatory Reviews: A New Way of Challenging Red Tape in British Government?, Regulation & Governance, Advance online publication.