Recensione. Quantificare i benefici della regolazione

By: Procsilas Moscas - CC BY 2.0

La quantificazione dei benefici di una regolazione, insieme ovviamente a quella dei costi, è una delle fasi fondamentali per stabilire l’opportunità o meno di adottare una certa normativa. L’articolo di Revesz focalizza l’attenzione proprio su questo tema, distinguendo i casi in cui  è possibile stimare i benefici in termini monetari, da quelli in cui è molto difficile o impossibile.

Nel secondo caso, prendendo spunto da Cass Sunstein[1], l’autore suggerisce di ricorrere alla “breakeven analysis”. Tale tipo di analisi può essere utilizzata tutte le volte in cui i benefici ottenibili dall’introduzione di una certa regolazione siano difficilmente quantificabili: in questi casi, si può ricorrere ad una soluzione di second best – quale appunto la breakeven analysis – qualora sia comunque possibile determinare quale sia il livello minimo di benefici che permette almeno di compensare tutti i costi che dovranno essere sostenuti in seguito all’introduzione della regolazione. Talvolta, infatti, per valutare se conviene o meno introdurre una nuova regolazione può essere sufficiente stimare, ad esempio, un intervallo di valori, delimitati da un minimo e da un massimo, entro cui oscillano i benefici ottenibili: nel caso in cui il valore minimo dei benefici non quantificabili, sommato all’ammontare dei benefici e dei costi quantificati, permetta comunque ai benefici di superare i costi, è ragionevole adottare la regolazione.

All’obiezione che ci potrebbero essere anche costi non quantificabili, l’autore risponde che in realtà, poiché le regolazioni producono solitamente benefici di lieve entità e molto diffusi fra la popolazione, mentre i costi sono spesso sostenuti da un gruppo meglio delimitato di persone (imprese, consumatori, lavoratori, ecc.), è molto più probabile che siano i primi ad essere sottostimati o non quantificati.

La breakeven analysis non è comunque esente da limiti. Il primo è rappresentato dal fatto che talvolta il range entro cui i benefici non quantificabili possono oscillare è talmente ampio che, pur restringendo l’insieme iniziale dei valori dei possibili benefici, che si estende in linea teorica da zero a infinito, non riesce comunque a chiarire al regolatore se è opportuno adottare o meno una certa regolazione.

Il secondo limite, forse ancora più importante del primo, è legato al fatto che una regolazione può presentare più di un beneficio non quantificabile: in quel caso, anche la breakeven analysis perde efficacia in quanto le variabili (e i relativi range di oscillazione fra un minimo ed un massimo) di cui tener conto aumentano e può risultare assai complesso determinare se la regolazione produce un effetto netto positivo o negativo.

Tale tipo di analisi, secondo l’autore, non è comunque ancora sufficientemente diffusa fra le Agenzie di regolazione e fra i tribunali statunitensi: ciò ha portato sia a situazioni in cui i giudici hanno rigettato o imposto la modifica di regolazioni che tenevano conto degli effetti benefici non quantificabili delle norme introdotte, sia a casi in cui i giudici hanno invece confermato regolazioni in cui le Agenzie avevano volutamente trascurato di stimare i benefici non quantificabili. In altri casi ancora, infine, le corti hanno chiesto ai regolatori di quantificare in modo preciso benefici che in un primo tempo erano stati oggetto di breakeven analysis.

Quest’ultimo caso da il là per introdurre un concetto importante: la distinzione fra benefici “non quantificabili” e “quantificabili” non resta immutata nel tempo, poiché alcuni benefici che appartenevano al primo gruppo sono poi transitati, spesso grazie a costose e lunghe ricerche, nel secondo gruppo. L’articolo descrive, a titolo di esempio, i progressi nel campo della ricerca economica che hanno portato, nel tempo, a rendere possibile la stima del valore statistico di una vita umana, dei benefici ottenibili dalla riduzione dell’uso del carbon fossile (social cost of carbon, SCC)[2], dal miglioramento dell’ecosistema, della riduzione degli stati di ansia e stress e, infine, dalla possibilità di procrastinare nel tempo le decisioni relative allo sfruttamento delle risorse naturali (real options evaluation)[3].

L’autore conclude l’articolo sottolineando come i progressi nelle stime e nella quantificazione dei benefici richiedano quasi sempre grossi investimenti per finanziare complesse ricerche di tipo economico e non: il Governo gioca perciò un ruolo fondamentale nel finanziare tali studi, sia come finanziatore di terzi, sia come attore diretto. Negli ultimi anni, però, i fondi destinati a questo tipo di ricerca si sono notevolmente ridotti sotto la scure della spending review. In questa prospettiva, l’autore precisa che, se da un lato è giusto incentivare (come fa Sunstein nel suo articolo) il ricorso alla breakeven analysis, ancora troppo sottovalutata da corti e regolatori, dall’altro occorre non ridurre gli sforzi (e le risorse economiche) dedicati alla quantificazione precisa di una gamma sempre più ampia di benefici.

R. L. Revesz (2014), Quantifying Regulatory Benefits

Recensione a cura di Gabriele Mazzantini

Photo By: Procsilas Moscas – CC BY 2.0



[1] Cass R. Sunstein (2014), Nonquantifiable, 102 CAL. L. REV.

[2] “SCC is an estimate of the benefit from the reduction of a ton of carbon dioxide emissions”. R. L. Revesz (2014), Quantifying Regulatory Benefits, draft of November 8, 2013, pag. 15 (forthcoming 102 CAL. L. REV. 2014)

[3] “Real options represent the value of delaying decisions in the hopes of acquiring better information over time”. R. L. Revesz (2014), Quantifing Regulatory Benefits, draft of November 8, 2013, pag. 23 (forthcoming 102 CAL. L. REV. 2014)