Rapporto IAB, guide OCSE e semplificazione: il numero luglio 2014 della Rassegna trimestrale

rassegna_trimestraleIl contributo che apre la rassegna, di Mariangela Benedetti, riguarda il Rapporto annuale dell’Impact Assessment Board (IAB), un organismo istituito per valutare la qualità degli strumenti di better regulation utilizzati dalla Commissione europea. Sulla base delle evidenze rese disponibili sembra che sul piano del numero delle AIR realizzate nel 2013 i dati siano in linea con quelli dell’anno precedente anche con riguardo alla loro distribuzione per tipologie di atti e per branca dell’amministrazione, mentre dal punto di vista qualitativo si registrerebbe un lieve miglioramento. I pareri forniti in corso d’anno dallo IAB e le raccomandazioni contenute in questo rapporto consentono di ragionare sulla efficacia di questa struttura e più in generale dei regulatory oversight bodies (ROB) come strumenti per migliorare la qualità delle analisi di impatto.

I successivi due contributi riguardano altrettante guide metodologiche pubblicate dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE).

La prima, analizzata da Luca Ferrara, si concentra sui criteri per la stima dei costi sostenuti dai privati per adeguare comportamenti, processi produttivi o prodotti a quanto prescritto dalle norme (oneri di conformità sostanziale). In particolare, la guida offre elementi per ragionare sulla individuazione di vantaggi e svantaggi dei vari criteri di quantificazione di questa tipologia di costi e in particolare sulla monetizzazione del tempo impiegato dai cittadini per adempiere agli obblighi imposti dalla regolazione. Nel complesso, questa guida fornisce una panoramica delle diverse metodologie già sperimentate nei diversi contesti senza privilegiarne una rispetto all’altra, ma lasciando ai singoli paesi il compito di scegliere quella più consona alla specifica realtà istituzionale.

La seconda guida OCSE, esaminata da Federica Cacciatore, concerne invece il controllo sull’osservanza delle regole, un aspetto, questo, spesso trascurato nelle politiche di miglioramento della qualità della regolazione che tendono a privilegiare la fase ex ante trascurando quella ex post. Per attuare le norme si possono utilizzare diversi strumenti (la semplice informazione, la predisposizione di guide, i monitoraggi, le ispezioni e varie tipologie di ammonizione o sanzione). In particolare, questa guida si sofferma sulle ispezioni su cui sono stati proposti principi (di cui molto importante è quello di proporzionalità) e buone pratiche da cui i singoli paesi possono trarre ispirazione per impostare le proprie politiche di better regulation.

Passiamo all’Italia. Andrea Flori analizza il pacchetto di delibere recentemente varato dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico (AEEGSI) per rafforzare la propria trasparenza e accountability, nonché incrementare la capacità di alcune categorie di stakeholder (come i consumatori e le piccole imprese) di partecipare ai processi decisionali che sfociano in scelte regolatorie su tematiche tecnicamente molto complesse (empowerment). Per rendere operative queste delibere, l’AEEGSI ha anche istituito in seno al Dipartimento per il Coordinamento, gli Affari Giuridici e Istituzionali l’Unità Trasparenza e Accountability (TAC). Questo pacchetto nasce dalla volontà di rendere più consapevole ed incisiva la partecipazione da parte di tutte le categorie di destinatari dei provvedimenti regolatori a fronte di evidenti distorsioni che si sono registrate nell’utilizzo del notice and comment. A questo fine, l’Autorità prospetta anche il ricorso a forme permanenti di consultazione delle associazioni rappresentative delle varie categorie di interesse, in particolare quelle che rappresentano i consumatori.

Immacolata Grella prende in esame l’indagine conoscitiva realizzata dalla Commissione parlamentare per la semplificazione che ha portato all’audizione di una platea ampia di soggetti: OCSE, istituzioni, autorità indipendenti, organizzazioni imprenditoriali, organizzazioni sindacali, professori universitari. In particolare, la Commissione mette in risalto il problema del disordine, della scarsa conoscibilità e della instabilità delle disposizioni normative vigenti. Inoltre, ha messo in luce l’eccessivo ricorso a tecniche di formazione a cascata per cui molte norme primarie rimandano la propria specificazione ad una serie di atti di fonte secondaria che spesso non vedono mai la luce. Infine, ha evidenziato il profondo nesso che lega digitalizzazione e semplificazione. La proposta, non nuova e in parte già percorsa nel passato, è quella di procedere con un programma di codificazione settoriale.

Il successivo contributo di Carolina Raiola si occupa sempre del livello nazionale, ma riguarda la Francia, che, sulla base del rapporto Mieux simplifier – La simplification collaborative, curato da Thierry Mandon, ha innovato la propria politica di semplificazione legata in precedenza alla Révision générale des politiques publiques (RGPP). Sulla base dei suggerimenti forniti da questo rapporto sono stati adottati interventi che hanno una corrispondenza nell’esperienza italiana. In particolare, si promuove la inclusione sistematica delle imprese, si introduce un programma triennale di intervento e un watchdog composto da soggetti indipendenti, si accentrano le competenze in una apposita struttura di supporto del Presidente del consiglio dei ministri. Sul piano operativo, si adotta una strategia basata essenzialmente sugli “eventi della vita” delle imprese su cui si imperniano i chantiers de simplification, focalizzati sui momenti cruciali della vita d’impresa (es. l’avvio dell’attività imprenditoriale, l’import-export, l’assunzione e la formazione dei dipendenti o l’assolvimento degli obblighi fiscali).

La rassegna si chiude con il resoconto, predisposto da Mariagrazia Massaro, del workshop sulle prospettive della regolazione con riguardo al rapporto tra AIR ed economia comportamentale, organizzato dall’Osservatorio AIR, nell’ambito del quale sono stati presentati due papers, selezionati con apposita call: quello di Luca Di Donato e quello di Judith Clifton, Daniel Díaz-Fuentes e Marcos Fernández-Gutiérrez. Il primo muove dai limiti cognitivi delle scelte regolatorie determinati dalla limitatezza della razionalità. Il secondo mira a dimostrare come le caratteristiche socio-economiche (età, istruzione, stato occupazionale) dei cittadini-consumatori possano condizionarne le scelte e il grado di soddisfazione per i servizi pubblici ricevuti. Ambedue i paper analizzano le ricadute che i loro rilievi avrebbero su una conformazione dei processi regolatori al fine di tenere conto degli impulsi che effettivamente guidano i comportamenti dei destinatari delle norme.

(Introduzione di Alessandro Natalini e Giulio Vesperini al numero V/3 della Rassegna trimestrale)

Indice

  • Il controllo sulla qualità dell’AIR svolta dalla Commissione UE: il Report 2013 dell’Impact Assessment Board, di Mariangela Benedetti
  • Una guida OCSE per la misurazione dei costi regolatori, di Luca Ferrara
  • “Regulatory Enforcement and Inspections”: la nuova guida OCSE per il controllo ispettivo sull’osservanza delle regole, di Federica Cacciatore
  • Le nuove delibere dell’AEEGSI per il rafforzamento dell’accountability e della trasparenza, di Andrea Flori
  • Indagine conoscitiva sulla semplificazione legislativa e amministrativa: un commento ai risultati, di Immacolata Grella
  • La “fabrique à simplifier”: la svolta francese per la semplificazione, di Carolina Raiola
  • Le prospettive della regolazione: AIR ed economia comportamentale, di Mariagrazia Massaro

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