Oneri Amministrativi, le disparità tra le Regioni sulle imprese

di Cinzia Belella

Regioni_ItaliaLa recente pubblicazione del documento dal titolo “Administrative Burdens on Business Activities: Regional Disparities”, ad opera di Magda Bianco e Francesco Bripi, si inserisce a pieno nell’annoso dibattito sulla eccessiva regolazione. Seppur partendo dall’ormai assodato assunto che l’eccessiva regolamentazione ha conseguenze negative sul fare impresa, il testo in oggetto affronta la problematica da una diversa prospettiva focalizzando la propria attenzione principalmente sulle differenze riscontrabili in Italia tra le varie regioni. Obiettivo del paper è quello di verificare la possibilità che il divario evolutivo nord-sud (in Italia molto più sensibile che altrove) possa essere in parte imputato ad un diverso carico di oneri amministrativi.

Di particolare interesse è la metodologia scelta dagli autori per realizzare l’indagine: hanno utilizzato i parametri e il questionario redatto dalla Banca Mondiale, applicandoli alla realtà italiana. Poiché la legislazione nazionale è piuttosto omogenea, essi hanno circoscritto lo studio a quei fattori che sul territorio variano in maniera apprezzabile, scegliendone cinque: apertura d’impresa, ottenimento di permessi di costruire, trasferimenti di proprietà, ottenimento del rispetto del contratto e chiusura d’impresa. Per ogni indicatore scelto sono stati presi in considerazione i costi e la durata delle procedure.

Ai fini dello studio, l’Italia è stata suddivisa in quattro macro regioni catalogate come nord-ovest, nord est, centro, sud e isole, facendo riferimento in via principale alla situazione nei capoluoghi di regione.

Dall’analisi degli indicatori emerge un’Italia nella quale avviare un’impresa è molto più semplice al nord o al centro che non al sud o nelle isole, dove aprire un’impresa comporta costi maggiori e tempi raddoppiati. A tale proposito, gli studiosi rilevano, però, come l’avvio di riforme nazionali possa incidere positivamente su tutto il territorio, livellando le differenze. In tal senso il testo riporta l’esempio della comunicazione unica, che seppur a costi nella sostanza pressoché invariati, determina una riduzione dei tempi e delle disparità tra le varie aree prese in esame.

Forti disparità sono emerse dallo studio del secondo indicatore, l’ottenimento dei permessi di costruire, anche se in questo caso gli autori hanno potuto rilevare come i costi della procedura risultino più bassi al centro e al sud, a fronte però di procedure più lunghe.

Per quanto riguarda i trasferimenti di proprietà, lo studio rileva ancora sostanzialmente tra nord e sud una situazione di sensibile divario nei tempi della procedura, che non si ripropone però per quanto riguarda i costi, poiché questi sono stabiliti dalla legge (qualche variazione si riscontra nelle tariffe notarili).

L’indicatore che ha presentato maggiori criticità è probabilmente la possibilità di ottenere il rispetto del contratto, poiché in questo caso il quadro si presenta piuttosto negativo su tutto il territorio nazionale (soprattutto a causa della eccessiva durata dei processi). Il che non significa che non ci siano notevoli differenze tra nord e sud: anzi anche in questo caso il divario è piuttosto evidente.

Relativamente alla chiusura dell’impresa, la procedura si presenta più lenta nel nord est che non nel sud, con costi maggiori. Il divario non è eccessivo ma è stato possibile rilevare  come nelle due aree vengano adottate due procedure fallimentari diverse.

Questo tipo di analisi ha portato risultati molto interessanti in quanto ha consentito di individuare gli elementi che maggiormente incidono in maniera negativa sulla possibilità di fare impresa: il livello di efficienza della pubblica amministrazione locale e fattori specifici legati ai singoli contesti. La qualità dell’operato della pubblica amministrazione è determinante per quanto concerne la durata delle procedure ed infatti notevoli differenze sono state riscontrate tra nord e sud, ad esempio,  nella valutazione dei tempi necessari per ottenere i permessi di costruire. È emerso anche come le peculiarità del contesto a volte contribuiscano a generare ulteriori divari, come nel caso della maggiore litigiosità riscontrabile al sud (elemento emerso considerando il rispetto del contratto). Analizzando tutti gli elementi che condizionano gli indicatori valutati (anche per quanto riguarda il trasferimento della proprietà), gli autori giungono alla conclusione che buona parte delle differenze sia frutto dei diversi livelli di efficienza delle pubbliche amministrazioni. Tale tesi è supportata dal fatto che gli indicatori prescelti sono disciplinati dalla legislazione nazionale e ciò fa sì che, in astratto, in tutte le regioni gli operatori si trovino di fronte a condizioni identiche. Ne consegue che se si tentasse di convergere verso le situazioni che si dimostrano best practices, si otterrebbe un contesto molto più favorevole all’attività di impresa. Dall’indagine è inoltre emerso (con il già citato esempio della comunicazione unica) quanto importante sia, ai fini di stimolare la competitività del paese, adottare una politica di riforma e semplificazione che consenta agli operatori di realizzare le proprie attività senza doversi sobbarcare eccessivi adempimenti burocratici.

La versione integrale del documento è disponibile a questo link.

About Carolina Raiola

Carolina Raiola è consulente Formez PA per l’attività di comunicazione istituzionale e di consultazione pubblica realizzata dall’Ufficio per la semplificazione del Dipartimento della funzione pubblica. Per l’Osservatorio fa ricerca sulla consultazione pubblica delle Autorità indipendenti