Materiali a contatto con alimenti: il Consiglio di Stato sospende l’adozione del parere per mancanza della relazione AIR

Nell’adunanza del 9 febbraio 2017, la sezione consultiva per gli atti normativi del Consiglio di Stato è stata chiamata a esprimere un parere sullo schema di regolamento proposto dal Ministero della salute, recante l’aggiornamento al d.m. 21 marzo 1973 relativo alla disciplina igienica degli imballaggi, recipienti, utensili, destinati a venire a contatto con le sostanze alimentari o con sostanze d’uso personale.

La medesima sezione, tuttavia, ha sospeso l’adozione del parere, rilevando in via preliminare che la richiesta non risulta essere corredata dai documenti relativi all’analisi di impatto della regolazione (AIR) e all’analisi tecnico-normativa (ATN).

Ad avviso del Consiglio di Stato, infatti, «tali relazioni costituiscono un elemento essenziale dello schema» a tal punto che «senza di esse non si può di norma procedere all’esame del merito del provvedimento».

Nel caso in esame, per quanto riguarda l’analisi tecnico-normativa, essa si rivela fondamentale, perché la materia è regolata da fonti nazionali e da quelle dell’Unione europea. L’analisi, di conseguenza, dovrebbe servire a chiarire i rapporti tra le misure e i vincoli prescritti dall’uno e dall’altro ordinamento.

Per quanto concerne l’analisi di impatto della regolazione, il massimo giudice amministrativo ha osservato che tale strumento «si pone, per sua natura, “a monte” della redazione dell’articolato», perché dovrebbe orientare le scelte regolatorie e determinare il contenuto degli schemi di regolamento.

A tal proposito, il Consiglio di Stato ha espressamente richiamato l’art. 6, d.P.C.M. 11 settembre 2008. Ai sensi di questa disposizione, in primo luogo, l’AIR è funzionale a dare giusta evidenza dell’attività conoscitiva compiuta dall’autorità amministrativa, prodromica all’intervento regolatorio. In secondo luogo, la relazione AIR contribuisce a giustificare l’opzione regolatoria adottata, dal momento che l’autorità amministrativa è chiamata a operare una valutazione comparativa, in cui dà conto delle ragioni che l’hanno condotta a regolare la materia (escludendo la c.d. “opzione zero”, ossia l’opzione del non intervento regolatorio) e a far prevalere una soluzione rispetto a tutte le altre diverse e possibili alternative regolatorie.

Il Consiglio di Stato, dunque, ha ritenuto che le suddette relazioni non rappresentino «un oneroso adempimento formale, al quale si può in ipotesi anche provvedere ex post, in via integrativa», ma costituiscano, al contrario, «modalità essenziali del decision making process, decisive per il perseguimento della qualità normativa».

In conclusione, a ulteriore sostegno del carattere strategico della relazione AIR, il supremo giudice amministrativo ha richiamato gli studi internazionali, in particolare quelli dell’OCSE, che corroborano l’idea che l’analisi di impatto concepita come “giustificazione a posteriori” sia una «diffusa worst practice, che mina la credibilità dello strumento di analisi di impatto e, in definitiva, la qualità dell’intero intervento regolatorio».

(Giorgio Mocavini)