Le raccomandazioni OCSE (marzo 2012) per rilanciare la better regulation in tempi di crisi

OECD_LOGO_1E’ opinione diffusa tra gli addetti ai lavori che i risultati delle politiche di High Quality Regulation (HQR) imperniate sull’introduzione dell’AIR abbiano sortito effetti modesti in larga parte dei paesi dell’area OECD. Nonostante gli sforzi profusi dagli organismi internazionali per porre la HQR al centro dell’agenda delle riforme amministrative, a livello domestico gli attori politici sono apparsi assai poco interessati a lasciar vincolare la propria discrezionalità dall’AIR. Una svolta verso il consolidamento degli strumenti di HQR potrebbe essere impressa dall’attuale crisi del capitalismo finanziario globale. I fallimenti della regolazione messi a nudo dalla eccezionale turbolenza dei mercati finanziari, infatti, possono rappresentare una finestra di opportunità per il lancio di un nuovo ciclo di riforme di better regulation attente a prevenire le perversità esibite dal capitalismo nell’era della deregulation. E’ questa anche l’opinione del Regulatory Policy Committee dell’OECD che ha messo l’evidence-based policy making, tipico della good regulation, al centro della propria agenda post-crisi illustrata in un documento frutto dell’attività di monitoraggio e di studio delle buone pratiche compiuto nell’ultimo decennio.

Il ragionamento proposto dall’OECD muove dall’esigenza di definire un sistema di governance capace di dare attuazione a una ambiziosa “whole-of-government policy”. Al fine di garantire la coerenza delle politiche di better regulation intraprese dalle varie branche del Governo, è raccomandata l’adozione di un sistema imperniato su tre attori: a) un apposito Ministero con responsabilità politica per le attività di impulso, coordinamento e monitoraggio delle politiche di better regulation perseguite dalle amministrazioni di settore; b) un watchdog indipendente come “oversight body” chiamato a monitorare la qualità degli strumenti di assessment ex ante ed ex post e a offrire sostegno metodologico alle amministrazioni nello sviluppo di moderni sistemi di HQR; c) un organo di controllo delle attività dell’oversight body, quale ad esempio l’autorità di National Audit, chiamato a svolgere una funzione di “external review” raccogliendo gli input degli stakeholders.

Un altro aspetto fondamentale concerne il perimetro della politica di better regulation che non può ridursi all’amministrazione statale tradizionale. In primo luogo, il rafforzamento delle soluzioni di HQR è essenziale per la legittimità e la funzionalità sistemica di organismi quali le autorità indipendenti di regolazione. In secondo luogo, viene rilanciato l’approccio multi-level alla better regulation attraverso il sostegno offerto dal governo centrale alle iniziative di diffusione di buone pratiche e informatizzazione come volano per la costruzione di capacità amministrativa negli enti locali. Il protagonismo degli enti locali in materia di better regulation va però incastonato all’interno di una cornice istituzionale capace di evitare conflitti e duplicazioni di competenze e dotata di meccanismi di coordinamento per garantire un adeguato livello di coerenza e coesione della politica di better regulation.

Passando agli strumenti, l’analisi d’impatto della regolazione rimane il cardine dell’agenda di better regulation anche dopo la crisi del capitalismo finanziario. L’OECD, però, non si limita a ribadire l’opportunità di integrarla nel circuito delle politiche pubbliche sin dalle prime fasi di individuazione dei problemi e delle alternative di policy. L’analisi d’impatto, infatti, viene posta al centro anche delle attività periodiche di revisione dello stock regolativo al fine di ridurne la frammentazione e alleggerirne gli oneri che gravano su imprese e cittadini.

Infine, anche l’OECD non è rimasta insensibile al vento dell’open government che spira con sempre maggiore intensità sulle amministrazioni dei paesi avanzati. Da un lato, ciò implica una rinnovata attenzione agli strumenti di consultazione come condizione necessaria per l’impianto di sistemi di analisi d’impatto efficaci; dall’altro lato, viene raccomandata la trasparenza del quadro regolativo attraverso la piena accessibilità di informazioni complete e aggiornate da rendere disponibili mediante strumenti di ricerca user-friendly.

Da questa rassegna si evince che la crisi è stata interpretata dall’OECD come occasione di rilancio di una agenda di better regulation che è rimasta sostanzialmente immutata nei suoi tratti essenziali. La vera novità è costituita dallo scarso appeal di cui gode tale agenda presso i paesi membri. Se il decennio precedente è stato caratterizzato dalla leadership dell’OECD come produttore e diffusore globale di soluzioni di policy, la nuova era aperta della crisi vede invece accrescersi la divaricazione tra pragmatiche politiche domestiche e ambiziosi standards transnazionali. In contesti caratterizzati da calo della spesa pubblica e turbolenza politica, infatti, i governi nazionali appaiono sempre meno attenti alle sollecitazioni degli organismi internazionali e sempre più concentrati a soddisfare le domande di elettori e gruppi sociali. Piuttosto che costruire sistemi di governance comprensivi caratterizzati da costi elevati e ritorni incerti, i governi cercano di sopravvivere alla crisi attraverso interventi più selettivi, a costi più ridotti e con impatto immediato. Nei paesi membri, dunque, l’incertezza della crisi sembra accantonare quell’agenda di riforma che resta attuale solo nella sfera sovranazionale popolata da élite tecniche svincolate dalle pressioni del circuito rappresentativo.

La versione integrale delle Raccomandazioni è disponibile a questo link.

OECD, Recommendation of the Council on Regulatory Policy and Governance, Marzo 2012

(Recensione a cura di Fabrizio Di Mascio)

 

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