L’attività di controllo parlamentare nella prima Relazione della Camera dei Deputati

È stato presentato mercoledì 26 aprile, alle 14.30, presso la Sala della Lupa della Camera dei Deputati, il primo Rapporto sull’attività di controllo parlamentare per l’anno 2016; l’Osservatorio AIR ha partecipato alla presentazione con un intervento del presidente Alessandro Natalini (su Youtube il video integrale della presentazione del Rapporto della Camera e di tutti gli interventi).

Il Rapporto, curato dal Servizio per il controllo parlamentare, in collaborazione con il Servizio Assemblea, rende conto dell’utilizzo di alcuni dei possibili strumenti attraverso i quali la Camera svolge la sua funzione di controllo sull’operato del Governo, e che si traducono nelle seguenti linee di attività:

  1. la verifica dell’attuazione delle leggi;
  2. il monitoraggio delle relazioni al Parlamento;
  3. gli atti di indirizzo;
  4. il controllo sulle nomine governative negli enti pubblici e il monitoraggio delle nomine nelle società partecipate;controllo
  5. gli atti di sindacato ispettivo.

Come sancito nella Premessa al volume, l’opportunità di produrre un Rapporto annuale sulle attività di controllo parlamentare trae origine dal rapporto fiduciario che lega il Governo al Parlamento. Essa si è, poi, resa ancor più forte a seguito del graduale spostamento dell’asse dell’iniziativa legislativa dal Parlamento al Governo, che ha via via riservato all’organo legislativo un mero ruolo di ratifica di decisioni prese altrove, dove sono mancati sia gli strumenti sia, forse, una specifica volontà politica di contrastare questa tendenza. Nel corso della XVII legislatura, il Comitato di vigilanza sull’attività di documentazione della Camera dei Deputati ha provato, così, a rilanciare la classica funzione parlamentare di indirizzo e controllo, e lo ha fatto introducendo uno strumento di monitoraggio e verifica annuale del Parlamento sull’operato del Governo, attraverso gli strumenti e le procedure previste dai rispettivi Regolamenti.

La spinta in tal senso è provenuta anche dall’esempio di altre realtà nazionali, nelle quali l’attività di controllo del legislativo sull’esecutivo sta incontrando una tendenza favorevole (e di cui si dà in parte conto in un Allegato al rapporto, che illustra gli esempi di Francia, Germania, Regno Unito e Parlamento Europeo). Signiicativa è anche l’esperienza di diverse regioni italiane, che all’indomani delle riforme costituzionali dei primi anni duemila hanno adottato analoghi strumenti di rendicontazione.

Come si legge, tuttavia, «[l]’obiettivo del Rapporto non è tanto quello di ricostruire in modo esaustivo il complesso delle attività parlamentari riconducibili alla funzione del controllo parlamentare, quanto piuttosto quello di far emergere i profili di complessità, anche metodologica, che tale insieme di attività comporta». In particolare si fa appello, in primo luogo, alla necessità di definire per il futuro quale sia la modalità più adeguata di svolgimento di dette funzioni, se attraverso commissioni permanenti o con commissioni ad hoc, investite del ruolo specifico di controllo, oppure mediante sistemi ibridi, basati su un circuito che coinvolga sia le commissioni permanenti per l’esame del merito dell’attuazione sia un organo specializzato con il compito di omogeneizzare i criteri della verifica. In secondo luogo, emerge un problema più strettamente politico, legato al rapporto, da un lato, con il Governo, dall’altro fra la maggioranza e le opposizioni, che si riverbera nella composizione dell’organo deputato al controllo, ma anche nelle modalità d’azione (come si scelgono gli obiettivi e da chi?). In questo ambito, va tenuto nella giusta considerazione anche il ruolo delle regioni, nella misura della loro competenza nelle tematiche trattate. Ancora, un ulteriore spunto di approfondimento riguarda il coinvolgimento dell’opinione pubblica, la cui crucialità ai fini della buona riuscita delle iniziative di better regulation è ben nota, e per il quale si ipotizza la predisposizione di forme di consultazione strutturate. Infine, risulta basilare la necessità di dotarsi di strutture e di banche dati e fonti adeguate e attendibili.

Naturalmente, con questi non si esauriscono gli spunti di riflessione per definire ulteriormente e migliorare le attività di controllo parlamentare. Viene citato, per esempio, il ruolo dell’AIR a corredo dei disegni di legge di iniziativa governativa, e si prospetta l’opportunità di definire specifici indicatori da inserire al suo interno, i quali potrebbero diventare «il parametro oggettivo cui ancorare la verifica dell’efficacia della legge».

(Federica Cacciatore)