La Corte di Giustizia europea sulla proporzionalità. Granducato del Lussemburgo c. Parlamento e Consiglio EU, 2011

La Commissione, prima di elaborare la proposta di direttiva, ha effettuato un’analisi d’impatto e anche le opzioni ivi analizzate sono riassunte in tale proposta. Ne risulta che essa ha esaminato differenti opzioni in materia, tra le quali figuravano, segnatamente, l’elaborazione e l’adozione da parte degli operatori del settore aereo di misure volontarie di autoregolamentazione, l’adozione di un quadro giuridico che impone il rispetto di principi comuni per fissare i diritti aeroportuali su scala nazionale nonché l’istituzione di un quadro giuridico che impone la riscossione e la fissazione dei diritti sulla base di un unico metodo di calcolo.                                                                                                                          

Before preparing the Proposal for a Directive, the Commission carried out an impact assessment, the options studied also being summarised in that proposal. It is apparent there from that it examined various options for that field, including, inter alia, the drafting and adoption by air operators of voluntary self-regulation measures, the adoption of a legal framework requiring compliance with common principles for the establishment of airport charges at national level and the introduction of a legal framework requiring receipt and fixing of the charges on the basis of a single method of calculation.

  • Corte di giustizia, Terza Sezione, sentenza 12 maggio 2011, causa C-176/09, Lussemburgo.

Sintesi e massime a cura di Simona Morettini

Il Granducato di Lussemburgo ricorre alla Corte di Giustizia chiedendole di annullare la direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 11 marzo 2009, 2009/12/CE, concernente i diritti aeroportuali, principalmente nella parte in cui stabilisce che essa si applica all’aeroporto con il maggior traffico in ciascuno Stato membro, indipendentemente dal numero concreto di passeggeri.

In particolare, secondo il Granducato, la citata direttiva dovrebbe applicarsi esclusivamente agli aeroporti di dimensioni superiori ad una soglia minima, poiché la gestione e il finanziamento degli aeroporti di piccole dimensioni non richiederebbero l’applicazione di un quadro normativo europeo.

Secondo il legislatore dell’UE, invece, in uno Stato membro nel quale nessun aeroporto raggiunge la suddetta soglia minima, l’aeroporto con il movimento di passeggeri più elevato gode di una posizione privilegiata, quale punto di entrata in tale Stato membro. Ciò rende necessaria l’applicazione della presente direttiva allo stesso aeroporto al fine di garantire il rispetto di taluni principi essenziali nella relazione tra il gestore aeroportuale e gli utenti dell’aeroporto, in particolare in materia di trasparenza dei diritti e di non discriminazione tra i diversi utenti.

Al riguardo, la Corte ricorda che, secondo costante giurisprudenza, il principio di proporzionalità fa parte integrante dei principi generali del diritto dell’Unione ed esige che gli strumenti istituiti da una disposizione di diritto siano idonei a realizzare i legittimi obiettivi perseguiti dalla normativa di cui trattasi e non vadano oltre quanto è necessario per raggiungerli.

Per quanto concerne il controllo giurisdizionale del rispetto di tali requisiti, nei settori in cui il legislatore dell’Unione dispone di un ampio potere normativo, come in materia di trasporto aereo, solamente il carattere manifestamente inidoneo di un provvedimento adottato in uno di tali ambiti, in relazione allo scopo che l’istituzione competente intende perseguire, può inficiare la legittimità del provvedimento medesimo.

Tuttavia, anche in presenza di tale potere, il legislatore dell’Unione è tenuto a basare le proprie scelte su criteri oggettivi. Inoltre, nell’ambito della valutazione dei vincoli connessi alle varie misure possibili, egli deve verificare se gli obiettivi perseguiti dalla misura prescelta siano idonei a giustificare conseguenze economiche negative, anche considerevoli, per taluni operatori.

In proposito, la Corte mette in evidenza che la Commissione, prima di elaborare la proposta di direttiva, aveva effettuato un’analisi d’impatto. Ne risulta che essa ha esaminato differenti opzioni in materia, tra le quali figuravano, segnatamente, l’elaborazione e l’adozione da parte degli operatori del settore aereo di misure volontarie di autoregolamentazione, l’adozione di un quadro giuridico che impone il rispetto di principi comuni per fissare i diritti aeroportuali su scala nazionale nonché l’istituzione di un quadro giuridico che impone la riscossione e la fissazione dei diritti sulla base di un unico metodo di calcolo.

Sia dalla proposta di direttiva sia dall’analisi di impatto risulterebbe che è stata disattesa l’opzione più vincolante analizzata, poiché essa avrebbe comportato un incremento rilevante dei costi amministrativi.

L’opzione accolta alla fine, la quale si è limitata a fissare principi comuni, sarebbe stata preferita – sebbene avesse minore efficacia – proprio a causa del suo minore impatto economico.

Riguardo poi alla questione se l’opzione prescelta, ovvero l’adozione di un quadro che richiede l’osservanza di principi comuni per la determinazione dei diritti aeroportuali su scala nazionale, sia idonea a realizzare l’obiettivo di detta direttiva, va riconosciuto che un quadro siffatto – ove esista il rischio che i gestori degli aeroporti si trovino in una posizione privilegiata rispetto agli utenti di questi ultimi, e dunque il rischio di abuso di questa posizione per quanto riguarda la fissazione dei diritti aeroportuali – è in linea di principio idoneo ad evitare che un tale rischio si realizzi.

Quanto alla necessità di fissare principi comuni, la Corte ha constatato che il Granducato di Lussemburgo non ha menzionato misure meno vincolanti che consentano di raggiungere detto obiettivo in modo altrettanto efficace.

Per quanto concerne, da ultimo, la proporzionalità della direttiva 2009/12, ad avviso della Corte non sono emersi elementi idonei a constatare che gli oneri risultanti dal regime introdotto da quest’ultima siano manifestamente sproporzionati rispetto ai vantaggi che ne derivano.

Di conseguenza, la direttiva 2009/12, concernente i diritti aeroportuali, non viola il principio di proporzionalità includendo nel suo ambito di applicazione gli aeroporti situati negli Stati membri in cui nessun aeroporto raggiunge la soglia minima prevista e aventi il maggior traffico passeggeri annuale, indipendentemente dal numero concreto di passeggeri.

Sentenze citate: Corte di giustizia, Grande Sez., sentenza 8 giugno 2010, causa C-58/8, Vodafone.