L’AIR e l’analisi distributiva degli effetti ambientali delle decisioni

Ambiente_VIRL’espressione environmental justice, coniata negli Stati Uniti negli anni Ottanta del Ventesimo secolo, indica l’obiettivo dell’equità nella distribuzione degli oneri e dei benefici di carattere ambientale derivanti dalle decisioni amministrative; in altre parole, l’obiettivo di fornire a tutti i consociati il medesimo grado di protezione ambientale.

La tesi dell’Autore è che questo obiettivo può essere efficacemente raggiunto includendo nell’ambito dell’Analisi di impatto della regolazione le informazioni relative alla distribuzione dei benefici e dei costi delle decisioni, in modo da fornire gli elementi necessari per una più consapevole partecipazione delle comunità interessate al processo decisionale. L’analisi distributiva, quindi, viene considerata funzionale alla efficienza e alla giustizia delle decisioni in materia ambientale.

Nell’articolo sono preliminarmente individuati i limiti dell’Environmental Justice Strategy adottata dall’US Environmental Protection Agency (EPA). Le analisi dell’EPA appaiono tese soprattutto ad attestare l’assenza di peggioramenti nella qualità dell’ambiente, piuttosto che a verificare la realizzazione di miglioramenti rispetto alla situazione pregressa. Benché l’importanza delle considerazioni di carattere distributivo nell’ambito di un’analisi costi-benefici sia stata riconosciuta anche in alcuni Executive Orders (tra cui l’EO 12866, adottato dal Presidente Clinton il 30 settembre 1993, e l’EO 13563, adottato dal Presidente Obama il 21 gennaio 2011), il concreto impatto di tali studi sembra essere ancora insoddisfacente. L’ambito spaziale dell’analisi è spesso limitato ad aree territoriali circoscritte, con il rischio di trascurare gli effetti diffusi di talune tipologie di inquinamento; inoltre, talvolta non sono ricercate eventuali correlazioni tra i fattori di inquinamento e la distribuzione o le caratteristiche dei diversi gruppi demografici.

Nell’ultima parte dello scritto sono illustrate le possibili strategie per una più efficace integrazione delle considerazioni di carattere distributivo nell’ambito dell’AIR. Chiarito che l’oggetto dell’analisi distributiva deve coincidere con “l’ambiente”, inteso come fattore che influenza il benessere collettivo, si sottolinea la necessità che la valutazione tenga conto di tutti gli elementi che possono incidere su questo parametro. Pertanto, devono essere presi in considerazione sia i “benefici netti” che i “costi indiretti” connessi a ciascuna decisione (ad esempio, i costi necessari per l’adeguamento alla normativa ambientale, che normalmente gravano sulle imprese, possono essere trasferiti sui consumatori tramite un aumento del prezzo di vendita dei beni). Inoltre, è necessario tenere presente che non sempre i diversi gruppi coinvolti nella decisioni attribuiscono la medesima importanza alla componente ambientale, così come può essere opportuno valutare anche l’incidenza dei c.d. “nonuse values” o “existence values”. Questi ultimi costituiscono dei valori “in sé”, nel senso che non sono connessi alla diretta utilità di un determinato bene (ad esempio, l’interesse alla protezione delle specie in via d’estinzione), e possono variare in funzione dei vari gruppi interessati dalla decisione.

Esaminati gli elementi da considerare ai fini dell’analisi distributiva, l’Autore si sofferma infine ad analizzare le modalità con cui incorporare e documentare nell’AIR queste valutazioni, al fine di raggiungere gli obiettivi di environmental justice e di migliorare, tramite una più completa informazione in materia ambientale, la partecipazione delle collettività alle decisioni pubbliche.

H. Spencer Banzhaf, Regulatory Impact Analyses of Environmental Justice Effects, in Journal of Land Use and Environmental Law, Vol. 27, 1, 2011, 2-30

(Recensione a cura di Eleonora Cavalieri)