La Relazione dell’AGCM sull’attività svolta nel 2016. Un quadro di sintesi

A metà maggio è stata presentata dall’AGCM la Relazione annuale sull’attività svolta nel 2016. Come ogni anno, il documento sintetizza l’attività svolta dall’Autorità nel corso dell’anno precedente, che può essere ricondotta a due grandi categorie: gli interventi rivolti all’attività dei privati per ripristinare il corretto funzionamento del mercato, la c.d. attività di enforcement, a sua volta suddivisa in due grandi branche, l’enforcement antitrust vero e proprio (lotta agli abusi e ai cartelli) e l’attività di tutela del consumatore; e gli interventi rivolti ai soggetti pubblici nazionali, regionali e locali, quali il legislatore e le amministrazioni, la c.d. attività di advocacy.

Per ciò che riguarda l’attività di enforcement, nel 2016 l’Autorità ha comminato multe per un totale di circa 306 milioni di euro, in crescita rispetto ai circa 274 milioni del 2015 (+12%). Tale incremento è dovuto alla crescita delle sanzioni in ognuno degli ambiti di intervento dell’Autorità: infatti, le multe per intese sono passate da 238 a 245 (+3%) milioni di euro; quelle per abuso di posizione dominante da 3,5 a 5 milioni di euro (+43%); quelle per casi di tutela del consumatore da 33 a 53 milioni di euro (+61%).

L’Aumento complessivo delle sanzioni erogate è coinciso, tuttavia, con la riduzione del numero di procedimenti antitrust conclusi, visto che se gli abusi sono rimasti 3 (come nel 2015), le istruttorie avviate per casi di intese sono diminuite da 14 a 7.

Inoltre, nel 2015 le istruttorie chiuse con l’accettazione degli impegni sono state solo 3 su 17 complessive (1 caso di intesa e 2 casi di abuso), pari al 17,6% del totale, mentre nel 2016 sono state 3 su 10, pari al 30% del totale.

Infine, nel 2016 si registra anche una riduzione del numero di ispezioni effettuate nel corso dell’anno. Nel 2016, infatti, l’Antitrust ha ispezionato 122 sedi di imprese: 81 sedi per procedimenti antitrust e 41 sedi per procedimenti di tutela del consumatore. Nel complesso, quindi, una riduzione del 15% rispetto alle 144 ispezioni (90 per procedimenti antitrust e 54 per procedimenti in materia di tutela del consumatore) condotte nel 2015.

Per ciò che concerne, invece, l’attività di advocacy, nel 2016 l’Autorità ha rilasciato 93 atti fra segnalazioni e pareri ai sensi degli artt. 21, 21-bis e 22 della legge n. 287/90, contro gli 87 rilasciati nel 2015. Inoltre, come accade da qualche anno, l’Autorità rilascia anche alcuni dati relativi all’efficacia delle sue segnalazioni e dei suoi pareri, pubblicando i dati relativi al grado di adeguamento dei destinatari degli stessi. Così, se nel 2015 il grado di successo (dato dalla somma delle segnalazioni con un tasso di adeguamento positivo e parzialmente positivo) era stato del 51%, nel 2016 il tasso sale al 55%; lo strumento che si rivela essere il più efficace è ancora il parere ex art. 22 della legge n. 287/90, che interviene di solito su testi di legge o atti amministrativi non ancora approvati in via definitiva e spesso viene rilasciato su richiesta delle amministrazioni stesse: il tasso di successo, in questo caso, passa dal 58% del 2015 al 70% del 2016.

Da questi numeri emerge come l’Autorità, nel 2016, abbia ridotto il numero di istruttorie avviate e abbia focalizzato l’attenzione su alcuni casi si intese e di abusi ritenuti più rilevanti, che hanno portato ad elevare un ammontare di sanzioni più elevato. I casi chiusi con impegni sono sempre numericamente molto limitati, anche se sono aumentati in percentuale sui casi totali.

Si registra, inoltre, anche un certo numero di istruttorie concluse con un “nulla di fatto” per le imprese: il Presidente Pitruzzella, nella sua presentazione della Relazione svolta il 16 maggio, ha sottolineato questo fenomeno, dando dei dati complessivi che mettevano a confronto il suo mandato (14% procedimenti antitrust chiusi senza una decisione di condanna o di accoglimento di impegni) con il settennato precedente (in cui il dato si è fermato al 4%). Tale dato, secondo il Presidente Pitruzzella, sottolinea la marcata distinzione tra l’attività di indagine e di contestazione dell’illecito, svolta dagli uffici, e l’attività di decisione riservata al Collegio, in ossequio a quanto richiesto dalla giurisprudenza del giudice nazionale e della Corte Edu in materia di tutela del diritto di difesa.

Una maggiore indipendenza del Collegio dagli uffici istruttori è funzionale ad accrescere anche l’autorevolezza e il livello di indipendenza della stessa Autorità; in questo senso possono essere letti anche i numeri relativi alle segnalazioni e ai pareri rilasciati dall’Autorità e i dati, sempre più positivi, relativi al tasso di successo ottenuto nei confronti del legislatore e delle varie amministrazioni.

L’attenzione all’indipendenza del proprio operato e all’autorevolezza dei propri interventi sono caratteristiche basilari che permettono all’Autorità di svolgere con più efficacia la propria attività di interrelazione con le altre Authority della concorrenza e con le altre istituzioni nazionali e internazionali: come emerge chiaramente anche dalla presentazione del Presidente, infatti, i mercati soffrono non solo per i tradizionali casi di comportamento anticoncorrenziale delle imprese, ma anche per il rifiorire di problemi, come quello delle barriere regolatorie poste a chiusura delle economie nazionali, che si pensavano superati e che stanno invece tornando prepotentemente alla ribalta.

Da questo punto di vista, dunque, il ruolo dell’Antitrust, italiana e non solo, acquisterà un’importanza notevole laddove l’Autorità sarà in grado di essere un interlocutore credibile e significativo sullo scacchiere politico-istituzionale nazionale e internazionale.

(Gabriele Mazzantini)