La Relazione annuale 2015 dell’AGCOM al Parlamento: una spinta sulla better regulation

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L’Autorità Garante nelle Comunicazioni ha presentato al Parlamento la relazione annuale del 2015 per illustrare dati e risultati delle attività svolte nel periodo compreso tra il 1° maggio 2014 e il 30 aprile 2015.

La Relazione contiene una descrizione dettagliata delle attività svolte, dello stato dei mercati delle comunicazioni in Italia – servizi tlc, servizi media, servizi postali – e dei programmi di lavoro con tutti gli obiettivi strategici ed operativi (tra cui, quello della tutela del consumatore).

Nella prefazione si mette in evidenza che l’Autorità è chiamata a disciplinare mercati molto complessi e che tale complessità è alimentata anche dal rapido avanzare delle tecnologie: queste, soprattutto nel campo delle comunicazioni, sono caratterizzate da un elevato tasso di innovazione e dalla rapidità dei cambiamenti ([1]).

Infatti, soprattutto negli ultimi dieci anni, i mercati di competenza dell’AGCOM hanno visto l’irrompere di nuovi soggetti, assieme all’esplosione di fenomeni come quello dei social network e degli “user generated content”: il tutto ha modificato, da un lato, il rapporto tra i consumatori e la comunicazione tradizionale legata ai servizi telefonici, postali e radiotelevisivi; dall’altro, la relazione tra singoli e particolari categorie di individui (minori, soggetti politici, etc) e di utenti e mezzi di comunicazione e informazione di massa.

In questo contesto l’Autorità ha allargato il proprio spazio di intervento, con nuove competenze, quali ad esempio quelle di regolamentazione e di vigilanza del settore postale e di tutela del diritto d’autore.

La Relazione, inoltre, si sofferma sulla descrizione della riorganizzazione interna compiuta nell’ultimo anno, con la finalità di creare una struttura più efficiente e aderente ai cambiamenti che interessano i mercati delle comunicazioni caratterizzati secondo quanto sopra detto.

Gli obiettivi, più volte ribaditi, restano quelli dell’efficienza, della efficacia e della trasparenza dell’organizzazione e dell’azione amministrativa.

L’Autorità spiega che il forte sviluppo tecnologico è andato di pari passo con il cambiamento della figura del consumatore, sempre centrale tra gli attori del quadro economico, e che ha assunto, nel tempo, un ruolo sempre più attivo arrivando ad influenzare anche i mercati delle comunicazioni e delle tecnologie digitali.

Un altro dato di fatto messo in evidenza è l’ambiente broadband-centric che sta emergendo sempre più, assieme a numerosi dubbi, sfide e problematiche sul piano della disciplina e della regolazione ([2]): in relazione a tale fenomeno, infatti, si parla di “regolamentazione di quarta generazione”.

Quel che appare interessante è la spinta per la qualità della regolazione che si manifesta, in particolare, rispetto alla regolazione di quarta generazione. Tale spinta porta l’Autorità ad osservare che la better regulation costituisce un principio ed una finalità funzionali a supportare Governi e Parlamenti per il raggiungimento degli obiettivi di politica economica e sociale ([3]).

Alla luce di ciò, l’Autorità spiega che da circa due anni ha avviato un  percorso per valorizzare e migliorare i processi di valutazione dell’attività regolatoria, per facilitare e migliorare l’applicazione dell’AIR e della VIR anche in relazione a due cambiamenti, ossia la riorganizzazione amministrativa interna e l’avvio di un programma di valutazione e riduzione degli obblighi informativi e dei costi amministrativi (MOA).

Coerentemente con queste finalità, la Relazione annuale al Parlamento, già dal 2014, risulta integrata dalla pianificazione strategica dell’Autorità: gli obiettivi vengono spiegati e descritti secondo una gerarchia, con lo sviluppo di linee strategiche d’intervento di medio periodo, affiancate da obiettivi specifici di breve periodo ([4]).

L’Autorità mostra infine di assimilare nel proprio metodo di produzione delle discipline per i mercati di competenza,  l’importanza del ciclo regolatorio, rifacendosi a quanto raccomandato dall’OCSE e dalla Commissione europea: in altri termini, si legge  nella Relazione ([5]), la produzione di regole da parte di autorità pubbliche è soggetta a revisioni periodiche secondo un continuo miglioramento; inoltre, la scelta di fare precedere la valutazione dei risultati di un ciclo di regolazione all’individuazione degli obiettivi relativi al ciclo successivo, si pone in linea con gli indirizzi formulati dalla strategia europea di better regulation ([6]).

Nel ripercorrere i contenuti degli ultimi interventi della Commissione europea in materia di qualità della regolazione, l’autorità sottolinea l’importanza di effettuare valutazioni ex post (cosiddetto fitness-check) per individuare gli oneri, le incongruenze e le misure inefficaci nell’ambito di un ciclo regolatorio.

L’obiettivo finale, spiega l’Autorità, è quello di pianificare eventuali correttivi nei procedimenti di produzione delle regole ([7]).

In definitiva l’AGCOM afferma di tenere conto di tutti gli orientamenti europei in tema di better regulation e di volere effettuare, già nel corso dell’appuntamento annuale col Parlamento, un primo esercizio di fitness check dell’attività regolatoria per supportare la pianificazione strategica per il 2016 con una verifica sintetica e unitaria dei risultati dell’attività svolta.

Nella Relazione, infatti, sono presi in considerazione macro-indicatori quantitativi e qualitativi idonei a fornire, anche alla luce delle dinamiche di contesto ([8]), una valutazione complessiva e allo stesso tempo per settori, circa il conseguimento degli obiettivi fissati nell’anno precedente.

In definitiva, nella relazione 2015, per quanto più direttamente interessa, le novità più significative sono costituite dalle attività concernenti l’integrazione degli strumenti di better regulation e dalla nuova modalità di rendicontazione al Parlamento, dal momento che la verifica ex post degli effetti della regolazione viene effettuata nell’ambito della stessa relazione al Parlamento ([9]).

(Miriam Giorgio)

 

Note:

[1] Il periodo intercorso tra la metà del 2014 e i primi mesi del 2015 è trascorso sulla scia dell’evoluzione dell’ecosistema digitale lungo un percorso già tracciato dall’affermazione del processo di convergenza in atto nel settore delle comunicazioni, secondo l’inarrestabile ritmo del cambiamento tecnologico. Si è assistito, infatti, a fenomeni di convergenza che hanno riguardato piattaforme tecnologiche, reti ultra-broadband e servizi di comunicazione, social media, servizi video e smart application che hanno pervaso il tessuto sociale a livello mondiale, generando una maggiore domanda di capacità trasmissiva.

[2] Accanto ai tradizionali temi della concorrenza, essi devono affrontare i nuovi problemi dell’era digitale  rappresentati, tra l’altro, dalle frodi online, dalla pirateria digitale, dai furti di identità, in un contesto economico e sociale caratterizzato da nuovi player, da un maggiore consolidamento e integrazione tra i fornitori di servizi di telecomunicazione, fornitori di contenuti e produttori. A ci. si aggiunge lo sviluppo di reti a banda ultralarga e la separazione dei servizi dall’infrastruttura fisica sottostante che ha favorito sia lo sviluppo di una nuova serie di applicazioni e servizi innovativi sia di nuovi modelli di business che sfidano i regimi regolamentari precedenti.

[3] D’altro canto anche la Commissione Europea osserva che i benefici dell’economia digitale in Europa non si manifestano pienamente perché imbrigliati nella disomogenea geografia paneuropea. Le proposte operative tendono, pertanto, a rendere ancora più ambiziosa, tra gli altri obiettivi, la riforma delle norme in materia di comunicazioni elettroniche.

[4] La finalità di questa chiarezza nella definizione degli obiettivi e del programma strategico è quella di assicurare la misurabilità degli effetti della regolazione e la stessa accountability del regolatore.

[5] V. Relazione Agcom 2015, capitolo III, pp. 103 e ss.

[6] È il ciclo della regolazione secondo il principio “evaluate first”: la revisione o l’introduzione di regole pubbliche dovrebbe fondarsi sulla valutazione del precedente assetto regolatorio e sulla pianificazione strategica di quello successivo. Commissione  euroepa, Comunicazione EU Regulatory Fitness 2012.

[7] Si richiama  il Programma Regulatory Fitness and Perfomance (2014) per cui gli effetti della regolazione possono essere valutati con riferimento all’intero arco del ciclo regolatorio, utilizzando metodologie di analisi e monitoraggio per i diversi settori di attività, in corrispondenza della revisione periodica del quadro regolamentare o sulla base della tempistica che scandisce il ciclo regolatorio.

[8] V. Capitolo II della Relazione, cit.

[9] Resta inteso che per il fitness check sull’attività regolatoria, il punto di partenza per l’Autorità è rappresentato dagli obiettivi istituzionali fissati dalla legge, ai quali si affiancano, integrandoli, obiettivi di carattere più specifico che di volta in volta, nell’ambito del ciclo della regolazione, l’Autorità considera come prioritari in base al contesto tecnologico, di mercato e normativo nei settori di intervento.