La Corte di Giustizia europea sulla proporzionalità. Causa C-58/8 Vodafone, 2010

La Commissione, prima di elaborare la proposta di regolamento, ha realizzato uno studio esaustivo le cui risultanze sono riassunte in un’analisi d’impatto. Ne risulta che essa ha esaminato diverse alternative in materia, tra le quali, inter alia, la regolamentazione o dei soli prezzi al dettaglio, o dei soli prezzi all’ingrosso, ovvero di entrambi, e che essa ha valutato l’impatto economico di tali differenti forme di regolamentazione nonché gli effetti delle differenti modalità di tariffazione. Da tale documento risulta parimenti che sarebbe pertanto più prudente regolamentare al tempo stesso i prezzi al dettaglio.

Before it drafted the proposal for the regulation, the Commission carried out an exhaustive study, the result of which is summarised in the impact assessment mentioned in paragraph 5 of this judgment. It follows that the Commission examined various options including, inter alia, the option of regulating retail charges only, or wholesale charges only, or both, and that it assessed the economic impact of those various types of regulation and the effects of different charging structures. The impact assessment also shows that it would therefore be more prudent to regulate retail charges at the same time.

  • Corte di giustizia, Grande Sezione, sentenza 8 giugno 2010, causa C-58/8, Vodafone.

Sintesi e massime a cura di Simona Morettini

La sentenza scaturisce dalla domanda di rinvio pregiudiziale con la quale  la High Court of Justice (England & Wales) chiedeva alla Corte di giustizia dell’Unione europea se il regolamento (CE) del Parlamento e del Consiglio 27 giugno 2007 n. 717 violasse o meno il principio di proporzionalità per il fatto di prevedere tariffe massime per i prezzi al dettaglio e particolari obblighi di informazione a favore dei consumatori, anziché limitarsi a fissare tetti tariffari per il prezzo all’ingrosso del servizio di roaming.

Per rispondere a tale quesito, la Corte parte dalla seguente premessa generale. Il principio di proporzionalità esige che gli strumenti istituiti da una disposizione siano idonei a realizzare i legittimi obiettivi perseguiti dalla normativa e non vadano oltre quanto necessario per raggiungerli.

Per quanto riguarda il controllo giurisdizionale dell’osservanza dei requisiti derivanti dal principio di proporzionalità, il legislatore europeo dispone, nell’ambito dell’esercizio delle competenze ad esso attribuite, di un ampio potere discrezionale nei settori in cui la sua azione richiede scelte di natura tanto politica quanto economica o sociale e in cui è chiamato ad effettuare, come nella fattispecie in esame, valutazioni complesse. Tuttavia, anche in presenza di tale potere, il legislatore è sempre tenuto a basare le proprie scelte su criteri oggettivi. Inoltre, nell’ambito della valutazione degli ostacoli connessi alle varie misure possibili, egli deve verificare se gli obiettivi perseguiti dalla misura prescelta siano idonei a giustificare conseguenze economiche negative, anche considerevoli, per taluni operatori.

Nel caso specifico, la Corte rileva che la Commissione, prima di elaborare la proposta del Regolamento, aveva realizzato uno studio esaustivo le cui risultanze sono riassunte in un’analisi d’impatto della regolazione (AIR). Ciò dimostra che la Commissione ha esaminato, anche attraverso il ricorso alla consultazione pubblica, diverse alternative in materia, tra le quali, inter alia, la regolamentazione o dei soli prezzi al dettaglio, o dei soli prezzi all’ingrosso, ovvero di entrambi, e che essa ha valutato l’impatto economico di tali differenti forme di regolamentazione nonché gli effetti delle differenti modalità di tariffazione sui consumatori. In particolare, dall’AIR era emerso che il prezzo al dettaglio medio di una chiamata in roaming ammontava, all’epoca, ad oltre il quintuplo del costo reale della fornitura del servizio all’ingrosso e che l’eurotariffa, proposta con il Regolamento, era fissata ad un livello nettamente inferiore a tale prezzo medio.

L’introduzione di tetti tariffari a livello dei prezzi al dettaglio doveva, pertanto, essere considerata come idonea a proteggere i consumatori contro livelli di prezzo elevati. Ne consegue, secondo la Corte di Giustizia, che il legislatore europeo non è andato oltre i limiti del potere discrezionale riconosciutogli. Lo stesso ragionamento si applica all’obbligo di informazione, considerato che tale disposizione rafforza l’effetto utile della regolamentazione dei prezzi al dettaglio, trovando così giustificazione sempre nell’obiettivo di tutela dei consumatori.

Proprio perché si tratta di obiettivo importante, un intervento limitato nel tempo su un mercato soggetto alla concorrenza e che consenta di assicurare, nell’immediato, la tutela dei consumatori contro prezzi eccessivi, ancorché sia idoneo a produrre conseguenze economiche negative per taluni operatori, si rivela proporzionato rispetto all’obiettivo perseguito.