Il Manifesto dei Consigli regionali per l’efficacia della valutazione delle politiche

ProgettoCapire_immagineImparare a spendere meglio” è il titolo del Manifesto approvato dalla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, in collaborazione col progetto CAPIRe, teso a favorire «un impiego diffuso di strumenti e metodi per valutare l’efficacia delle politiche». Si tratta di un documento concordato e stilato a margine del workshop su “Le assemblee legislative e la valutazione delle politiche in tempi di spending review”, tenutosi a Bari il 4 e il 5 luglio scorsi.

L’interessante riflessione giunge a sei anni dall’adozione, nel giugno 2007, della cd. Carta di Matera, con cui la Conferenza, già allora sostenuta da CAPIRe, si assumeva l’impegno di «consolidare le attività di controllo e valutazione nelle Assemblee Legislative» attraverso una serie articolata di punti programmatici.

Con il Manifesto, come si specifica, le Assemblee si ritrovano a sancire per iscritto l’impegno comune a riconsiderare e a riformulare quanto elaborato in occasione della stesura della Carta di Matera. Lo scopo è di migliorare lo strumento della valutazione delle politiche e renderlo più efficace, affinché non rimanga fine a se stesso, ma torni a servire all’obiettivo finale di migliorare le risposte politiche alle questioni della collettività.

Perché, dunque, ripartire dalla Carta di Matera, e perché proprio in questo momento specifico? In merito alla prima questione, nel Manifesto si parte dalla consapevolezza che occorra ancora colmare delle ampie distanze fra gli obiettivi dichiarati a suo tempo e la realtà della valutazione, oggi. Malgrado l’impegno profuso in questi anni per dare seguito alla Carta, infatti, la valutazione delle politiche rimane ancora un’eccezione nel panorama delle pratiche di governo. Riguardo, invece, all’opportunità di una simile riflessione in questa particolare fase, occorre fare riferimento all’importanza di un utilizzo corretto e strategico, da parte delle Regioni, dei Fondi Strutturali europei legati alla programmazione 2014-2020, stanziati per favorire la coesione economica, sociale e territoriale.

Come viene sottolineato, finora l’utilizzo dei FSE è stato legato a una logica «di rendicontazione», più che «di apprendimento», e si è spesso perduto di vista l’obiettivo del miglioramento del benessere collettivo, per concentrarsi sulla qualità dell’output in sé.

Cruciale è il richiamo al Documento emanato lo scorso 27 dicembre dal Ministro per la Coesione Territoriale, d’intesa con i Ministri del Lavoro e delle Politiche Sociali e delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, “Metodi e obiettivi per un uso efficace dei Fondi comunitari 2014-2020”, nel quale è fatto riferimento esplicito all’esigenza di rafforzare il ricorso alla valutazione di impatto, consolidandone gli aspetti organizzativi (anche investendo di specifiche funzioni i Nuclei di valutazione) e dando impulso alla valutazione, rendendone pubblici i risultati attesi e avviandola in concomitanza con il ciclo di programmazione normativa.

La Conferenza dei Presidenti delle Assemblee, condividendo e aderendo agli indirizzi metodologici dettati dal Governo, ha, quindi, deciso di affiancarvi proposte concrete, elaborate nel corso della sua esperienza in tema di valutazione.

Prima di inoltrarsi nell’illustrazione dei nuovi punti programmatici, il Manifesto propone una lucida analisi sulle carenze derivanti dalla mancanza di valutazione, inquadrandole nel peculiare contesto italiano.

La questione della scarsa qualità dell’operato pubblico, si afferma, non muove tanto dalla mancanza di azioni di riforma. Anzi, paradossalmente, le riforme in Italia si susseguono spesso anche con ritmi incalzanti (l’esempio riportato è quello del mercato del lavoro). Ma, per lo più, non si fondano su prove fattuali e restano avulse da una sana osservazione della realtà nella quale andranno a sortire i loro effetti: «Ciò che sembra mancare all’Italia non è […] un certo spirito riformatore, quanto la capacità di attrezzarsi per tempo al fine di produrre una conoscenza condivisa e robusta su cosa, e in che misura, abbia funzionato delle riforme già adottate e cosa invece si sia rivelato del tutto inefficace. In altre parole, manca la facoltà di apprendere, in modo sistematico e rigoroso, dalle riforme passate al fine di preparare meglio quelle future» (p. 4 del Manifesto). Da questo atteggiamento nascerebbe un equivoco di fondo sulle azioni pubbliche legate alla cd. spending review, intesa come spendere meno (e risparmiare subito) e non, piuttosto, come spendere meglio (riallocando le risorse, stime e valutazioni alla mano). Analogamente, sorgerebbe da qui anche l’equivoco della norma come risultato fine a se stesso, determinando l’ulteriore paradosso di voler risolvere il malfunzionamento del sistema normativo producendo sempre nuove norme ad hoc. Questo, secondo la riflessione dei legislativi regionali, sarebbe dovuto anche alla mancanza di discussione e di coinvolgimento dei diretti interessati nel processo decisionale e in quello di valutazione degli effetti.

Date queste premesse, nel Manifesto, che fa appello a tutti gli interlocutori istituzionali, esecutivi in primo luogo, vengono proposte cinque azioni da intraprendere per colmare le distanze tra buoni propositi e realtà della valutazione, nell’ottica delle imminenti decisioni regionali in tema di Fondi strutturali 2014-2020:

  1. «Accrescere il rigore metodologico e la quantità delle valutazioni», raccomandando di procedere, con spirito di proficuo apprendimento, alla revisione delle analisi già effettuate e di ricorrere più spesso all’uso di studi randomizzati, in grado di misurare l’efficacia di soluzioni intraprese.
  2. «Legare le decisioni alla disponibilità di evidenza sull’efficacia delle soluzioni», predisponendo, preferibilmente nelle fasi iniziali del processo deliberativo, gli strumenti per raccogliere evidenza empirica a supporto delle scelte pubbliche, e raccomandando il ricorso, dove possibile, a clausole “sunset”, la cui efficacia cessi una volta accertato il raggiungimento dell’obiettivo.
  3. «Consentire il libero accesso ai dati e la replicabilità degli studi», facendo appello, ancora una volta, al diritto al riuso delle informazioni e dei dati raccolti dalla p.a. in fase di analisi.
  4. «Comunicare gli esiti delle valutazioni e farne materia di discussione pubblica», secondo il principio della pubblicità e della trasparenza dell’azione amministrativa.
  5. «Creare strutture tecniche competenti, specializzate e autorevoli», obiettivo funzionale ai primi quattro, che richiama l’esigenza di ripensare l’organizzazione delle strutture amministrative, in funzione dell’introduzione dei principi di valutazione nel normale processo ciclico di policy making. Ciò implica anche il ricorso a figure professionali specializzate nella valutazione delle politiche pubbliche e appositamente formate.

(Federica Cacciatore)