La Corte di Giustizia europea sull’AIR. Sentenza Regno di Spagna c. Consiglio EU, 2006

Il controllo giurisdizionale della corte sull’accertamento dei dati di fatto svolto dal legislatore europeo

L’ampio potere discrezionale del legislatore europeo, che implica un controllo giurisdizionale limitato del suo esercizio, non riguarda esclusivamente la natura e la portata dei provvedimenti da adottare, ma anche, in una certa misura, l’accertamento dei dati di fatto. Tuttavia, un simile controllo giurisdizionale, anche se ha portata limitata, richiede che le istituzioni europee, da cui promana l’atto in causa, siano in grado di dimostrare dinanzi alla Corte che l’atto è stato adottato attraverso un esercizio effettivo del loro potere discrezionale, che presuppone la valutazione di tutti gli elementi e di tutte le circostanze rilevanti della situazione che tale atto era inteso a disciplinare. Ne deriva che le dette istituzioni devono, almeno, poter produrre ed esporre in modo chiaro e inequivocabile i dati di base che hanno dovuto essere presi in considerazione per fondare le misure controverse dell’atto in causa e dai quali dipendeva l’esercizio del loro potere discrezionale.

The Community legislature’s broad discretion, which implies limited judicial review of its exercise, applies not only to the nature and scope of the measures to be taken but also, to some extent, to the finding of the basic facts. However, even though such judicial review is of limited scope, it requires that the Community institutions which have adopted the act in question must be able to show before the Court that in adopting the act they actually exercised their discretion, which presupposes the taking into consideration of all the relevant factors and circumstances of the situation the act was intended to regulate. It follows that the institutions must at the very least be able to produce and set out clearly and unequivocally the basic facts which had to be taken into account as the basis of the contested measures of the act and on which the exercise of their discretion depended.                                         (121, 122, 123)

Sintesi e massime a cura di Simona Morettini

La sentenza trae origine da un ricorso presentato alla Corte nel 2004 dal Regno di Spagna per l’annullamento del capitolo 10 bis del Titolo IV del Regolamento del Consiglio 29 settembre 2003, n. 1782, disciplinante il nuove regime di aiuti previsti dall’UE per il settore del cotone.

A sostegno del ricorso, il governo spagnolo invocava quattro differenti motivi vertenti su presunte violazioni, rispettivamente, del protocollo n. 4, dell’obbligo di motivazione, di sviamento di potere e dei principi generali di proporzionalità e di tutela del legittimo affidamento. Dopo aver respinto i primi tre, la Corte ha annullato le disposizioni controverse ritenendo fondata la violazione del principio di proporzionalità lamentata dal ricorrente con l’ultimo motivo di gravame.

In via preliminare, il Giudice ricorda la giurisprudenza costante della Corte relativa al principio di proporzionalità quale si applica, in particolare, nell’ambito della politica agricola comune (PAC).

Il legislatore europeo dispone, infatti, in materia di PAC di un ampio potere discrezionale. Di conseguenza, in tale settore, il controllo giurisdizionale delle condizioni di attuazione del principio di proporzionalità deve limitarsi ad accertare che il provvedimento in esame non sia viziato da errore manifesto o da sviamento di potere, ovvero che l’autorità in questione non abbia manifestamente ecceduto i limiti del suo potere discrezionale.

In sostanza, si tratta non di sapere se il provvedimento adottato dal legislatore fosse il solo o il migliore possibile, ma se esso fosse manifestamente inidoneo al raggiungimento dell’obiettivo fissato dall’UE; che, nel caso di specie, era quello di garantire una redditività sufficiente e, pertanto, un proseguimento della produzione del cotone nelle regioni che si prestano a tale coltura.

A tal fine, la Corte parte dalla pacifica constatazione che l’adozione del Regolamento non era stata preceduta da uno studio della Commissione che valutasse i probabili effetti socio-economici della riforma proposta nel settore del cotone, mentre simili studi erano stati effettuati nel contesto della riforma dei regimi di aiuto in taluni altri settori, come quello del tabacco. È, pertanto, lecito porsi la domanda su quali basi sia stato determinato l’importo dell’aiuto specifico al cotone.

È vero, infatti, che l’ampio potere discrezionale del legislatore europeo, che implica un controllo giurisdizionale limitato del suo esercizio, non riguarda esclusivamente la natura e la portata dei provvedimenti da adottare, ma anche, in una certa misura, l’accertamento dei dati di fatto. Tuttavia, secondo la Corte, un simile controllo giurisdizionale, anche se ha portata limitata, richiede pur sempre che le istituzioni dell’Ue, da cui promana l’atto in causa, siano in grado di dimostrare dinanzi al Giudice che l’atto è stato adottato attraverso un esercizio effettivo del loro potere discrezionale, che presuppone, a sua volta, la valutazione di tutti gli elementi e di tutte le circostanze rilevanti per la specifica situazione che si intendeva disciplinare. Ne deriva che le dette istituzioni devono, almeno, poter produrre ed esporre dinnanzi al Giudice in modo chiaro e inequivocabile i dati di base che sono stati presi in considerazione per fondare le misure controverse e dai quali dipendeva l’esercizio del loro potere discrezionale.

Orbene, nel caso di specie, dalle precisazioni fornite dalla Commissione risulta che taluni costi salariali non erano stati inclusi e non sono, dunque, stati presi in considerazione nel suo studio comparativo della redditività prevedibile della coltura del cotone sotto il nuovo regime di aiuto, che è servito di base per la determinazione dell’importo dell’aiuto specifico al cotone. Al contrario, il Governo spagnolo ha dimostrato, basandosi su studi completi, che i suddetti costi potevano essere calcolati, che sono significativi e che la loro considerazione genera seri dubbi sulla redditività della coltura del cotone sotto il nuovo regime di aiuto.

A giudizio della Corte, quindi, le istituzioni europee non sono riuscite a dimostrare nel corso del processo che il nuovo regime di aiuto al cotone, istituito dal Regolamento impugnato, fosse stato adottato mediante un corretto esercizio del loro potere discrezionale, che implicava la considerazione di tutti gli elementi e le circostanze pertinenti della fattispecie, fra cui l’insieme dei costi salariali legati alla coltura del cotone e le potenzialità delle imprese di sgranatura, dei quali era necessario tener conto per la valutazione della redditività della detta coltura. Da ciò, la riscontrata violazione del principio di proporzionalità e l’accoglimento del ricorso.