Il Consiglio di Stato francese analizza il droit souple: l’indagine del 2013

conseil-dEtatIl Conseil d’État ha pubblicato la consueta indagine annuale: nel 2013 oggetto dello studio è stato il “droit souple (il cd. soft law).

Lo scopo dello studio è quello di contribuire a comprendere la reale portata di un fenomeno, la cui importanza non può essere ignorata e di fornire ai poteri pubblici una “dottrina” del ricorso e dell’uso appunto del droit souple.

La pubblicazione del Consiglio di Stato francese si articola in tre parti. La prima descrive lo sviluppo del fenomeno nel tempo, esaminando i caratteri che esso ha assunto nell’ordinamento francese, e ne propone una definizione. In particolare, il droit souple comprende tutti gli strumenti che rispondono a tre condizioni: (i) modificano od orientano i comportamenti dei loro destinatari; (ii) non creano di per sé diritti od obblighi giuridici; (iii) presentano un grado di formalizzazione e di strutturazione che li rende molto “simili” alle regole giuridiche.

Nella seconda parte è valutata l’opportunità del ricorso costante al droit souple, alla luce di tre diverse prospettive: la sua utilità, la sua effettività e la sua legittimità.

Nella terza parte il Consiglio di Stato francese formula alcune raccomandazioni destinate a guidare i decisori pubblici sia nell’adozione di atti di droit souple che nella posizione da prendere nei confronti degli atti promananti dagli attori privati.

Una sezione specifica è dedicata al controllo da parte del giudice sugli atti di droit souple. Emerge dall’indagine del Consiglio di Stato francese, tuttavia, che la giurisprudenza francese ha progressivamente abbandonato un’interpretazione eccessivamente rigorosa del principio secondo cui soltanto gli atti che creano obblighi in capo ai destinatari sono suscettibili di essere impugnati dinanzi al giudice, ammettendo, piuttosto, in un certo numero di ipotesi, che anche strumenti di droit souple possano determinare lesioni di situazioni giuridiche. Come si legge nel rapporto, la funzione del giudice nei confronti degli atti di droit souple adottati dalle autorità di regolazione è tratteggiata in due importanti pronunce del 2011 e del 2012 (la sentenza Formindep del 27 aprile 2011 e la sentenza Société Casino Ghichard-Perrachon dell’11 ottobre 2012). In particolare, il Conseil d’État ha affermato che le raccomandazioni e i pareri che non producono effetti giuridici non possono essere oggetto di impugnazione, a differenza dei provvedimenti che recano disposizioni generali e imperative o prescrizioni individuali. In queste ipotesi, sono censurabili per eccesso di potere.

(Micaela Venticinque)