Governo, pubblicata la direttiva per frenare il goldplating

Governo_emblemaLa direttiva del Presidente del Consiglio, pubblicata lo scorso 12 aprile, disciplina le modalità con cui le amministrazioni statali assicurano il rispetto dei “livelli minimi di regolazione previsti dalle direttive europee”, in attuazione delle previsioni di cui ai commi 24-bis, 24-ter, 24-quater dell’art. 14, L. 28 novembre 2005, n. 246 (legge che, tra l’altro, disciplina l’AIR e la VIR) introdotte dalla Legge di stabilità per il 2012 (L. 12 novembre 2011, n. 183).

Dette previsioni hanno infatti stabilito che gli atti di recepimento di direttive comunitarie non possono prevedere l’introduzione o il mantenimento di livelli di regolazione superiori a quelli minimi richiesti dalle direttive stesse, precisando che costituiscono livelli superiori a quelli minimi:

  1. l’introduzione o il mantenimento di requisiti, standard, obblighi e oneri non strettamente necessari per l’attuazione delle direttive;
  2. l’estensione dell’ambito soggettivo o oggettivo di applicazione delle regole rispetto a quanto previsto dalle direttive, ove comporti maggiori oneri amministrativi per i destinatari;
  3. l’introduzione o il mantenimento di sanzioni, procedure o meccanismi operativi più gravosi o complessi di quelli strettamente necessari per l’attuazione delle direttive.

La stessa normativa ha previsto che la relazione AIR deve dare conto del rispetto dei livelli minimi nonché delle circostanze eccezionali in relazione alle quali si rende necessario il loro superamento.
L’obiettivo di queste disposizioni è frenare il fenomeno, spesso lamentato soprattutto dal mondo imprenditoriale, noto come “goldplating”, ovvero l’introduzione, in sede di recepimento di direttive europee, di adempimenti ed oneri ulteriori rispetto a quelli definiti dal regolatore comunitario. In tal modo il governo italiano intende adeguarsi alle best practices di altri paesi europei (come, ad esempio, Regno Unito e Svezia) che hanno già definito disposizioni e strumenti volti ad evitare che il recepimento della normativa europea nel rispettivo ordinamento si trasformi in un’occasione per introdurre procedure e costi non necessari gravanti sui destinatari della regolazione.
La direttiva ora approvata fornisce alle amministrazioni gli strumenti operativi necessari ad individuare il livello minimo di regolazione, nonché a valutare le conseguenze derivanti da un eventuale superamento dello stesso.
Più in dettaglio, si stabilisce che, nell’ambito dell’AIR, l’amministrazione proponente include tra le opzioni considerate quella relativa al livello minimo previsto dalla direttiva europea ed indica, per ciascuna opzione, i maggiori oneri, adempimenti, sanzioni, ecc.
Qualora l’amministrazione ritenesse necessario superare il livello minimo, la valutazione dell’opzione preferita sarà integrata con i seguenti elementi:

  • valutazione dei maggiori oneri derivanti dal superamento dei livelli minimi;
  • valutazione dell’estensione dell’ambito soggettivo rispetto a quanto previsto dalla direttiva in via di recepimento;
  • valutazione dei benefici derivanti dal superamento dei livelli minimi di regolazione e che ne giustificano la necessità.

La direttiva precisa anche che, nei casi in cui non è previsto lo svolgimento dell’AIR, le valutazioni richieste per la giustificazione del superamento del livello minimo di regolazione sono descritte nella relazione illustrativa.
Infine, la direttiva riporta in allegato una versione aggiornata del modello di relazione AIR: questa, oltre a contenere una sezione ad hoc sui livelli minimi di regolazione, introduce sezioni specifiche sulla valutazione di impatto sulle PMI e sulla stima degli oneri amministrativi, nonché alcune semplificazioni volte ad evitare inutili ripetizioni e ad alleggerire gli adempimenti a carico delle amministrazioni.

Francesco Sarpi

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