Gli effetti delle fughe di notizie nel TTIP: dalla sicurezza alimentare alla regolazione finanziaria

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Photo credits: europeanbusinesssummit (CC BY-NC 2.0)

Lo European Journal of Risk Regulation ha pubblicato i risultati del simposio sul TTIP “What the TTIP Leaks mean for the On—going Negotiations and future agreement?” (a questa pagina, la nostra recensione sull’articolo dell’European Journal of Risk Regulation) che fornisce al lettore un’analisi puntuale di documenti pubblicati nella fase delle trattative del TTIP e li contestualizza all’interno dei negoziati.

I commenti contenuti nel simposio si focalizzano sulle informazioni derivanti dalle fughe di notizie relative al trattato  al fine di constatare in che modo le informazioni pubblicate da Greenpeace abbiano potuto incidere sui negoziati (che al momento hanno subito una battuta d’arresto) e quanto potrebbero influire su future trattative. L’obiettivo è altresì quello di identificare le reali posizioni di UE e Stati Uniti sulle negoziazioni e la fondatezza delle posizioni e delle dichiarazioni dei soggetti a favore e a sfavore dell’accordo.

Gli interventi degli autori affrontano gli effetti del TTIP in diversi settori: dalla cooperazione normativa internazionale ai prodotti farmaceutici, dalla sicurezza alimentare alle indicazioni geografiche, fino ad arrivare ai regolamenti finanziari ed allo sviluppo sostenibile.

In particolare, Ronny Patz esamina le dinamiche e gli effetti della fuga di informazioni sull’opinione pubblica. L’autrice evidenzia come la collettività, preoccupata dalla possibile violazione dei principi democratici e degli standard di regolamentazione, sia attenta a tutte le notizie relative ai negoziati, anche quelle pubblicate da Greenpeace. Tale fatto, secondo Patz, ha inciso negativamente sull’andamento delle trattative minandone la credibilità agli occhi del pubblico. L’attendibilità del TTIP è stata ulteriormente compromessa dall’atteggiamento delle istituzioni UE che sovente hanno omesso la pubblicazione di documenti per facilitare le trattative con i partner negoziali. Emerge, dunque, che non è solo la segretezza delle informazioni ad aver limitato la fiducia sui possibili benefici del TTIP quanto piuttosto il fatto che a promuovere un contesto di riserbo sia stata anche l’Unione Europea la cui legittimità si basa sul rispetto di elevati standard di trasparenza.

Pugliese ed Alemanno, nell’affrontare i temi della regolazione e della sovranità nazionale, sostengono che i negoziati commerciali con effetti regolatori dovrebbero necessariamente prevede un nuovo livello di trasparenza (Alemanno parla espressamente di un “benchmark di trasparenza” ), per convincere gli osservatori esterni che le questioni affrontate nel TTIP sono state trattate nell’interesse pubblico e che il trattato, ove fosse approvato, potrebbe realmente divenire uno standard fondamentale per una nuova generazione di accordi commerciali.

Gli osservatori europei sono inoltre particolarmente attenti alla materia della sicurezza alimentare a causa delle molte differenze esistenti tra la disciplina americana e quella europea. In Europa, in particolare, ci si domanda se il TTIP possa sacrificare la sicurezza alimentare, abbassando gli standard dell’Unione, in favore un più rapido e semplice commercio dei prodotti in linea con il regime americano. Alan Matthews, dopo aver esaminato il testo consolidato del Capitolo SPS (misure sanitarie e fitosanitarie), evidenzia che il trattato potrebbe offrire l’opportunità di ridurre alcuni inutili costi delle procedure commerciali che nulla hanno a che fare con la sicurezza alimentare.

A conclusioni diverse giunge Benjamin Farrand che, analizzando la disciplina della “denominazione geografica” , mette in luce gli approcci contrapposti di UE ed USA, in cui l’Unione tende a tutelare l’origine culturale e geografica di prodotti riconducibili ad una specifica area, mentre gli Stati Uniti non riconoscono l’IG come meritevole di una tutela speciale. In proposito l’autore è molto più scettico e sostiene che dalla contrapposizione tra i regimi americano ed europeo potranno derivare solo due esiti: o l’indicazione geografica sarà esclusa dall’ambito applicativo del TTIP, o addirittura si potrebbe addivenire alla mancata stipula del trattato.

Con riferimento alla regolazione sanitaria e farmaceutica, attraverso l’analisi del documento  “Tactical State of Play of the TTIP Negotiations” del marzo 2016, Bart Van Vooren e di Charlotte Ryckman vogliono verificare se un’eventuale stipula del trattato potrebbe determinare l’incapacità dell’UE di proteggere la salute pubblica a causa dei vincoli introdotti dalla disciplina allineata al regime statunitense. L’analisi dei documenti fatti trapelare da Greenpeace non sembra però far emergere prove a sostegno dell’ipotesi secondo cui i negoziati su prodotti farmaceutici e dispositivi medici rappresenterebbero una minaccia per la salute pubblica nell’UE. I trattati infatti si sono concentrati esclusivamente su dati tecnici e su questioni procedurali che potrebbero piuttosto garantire l’immissione più efficiente dei prodotti sul mercato senza intaccare standard e normative vigenti in Europa.

Nonostante tali considerazioni, relativamente all’accesso ai farmaci, l’analisi pone in rilievo l’esigenza di una cooperazione più trasparente tra le parti in grado di favorire il riconoscimento reciproco delle buone prassi di fabbricazione, da un lato, e degli scambi di informazioni commerciali riservate, dall’altro. L’impressione è che il TTIP potrebbe essere concluso solo qualora UE e USA raggiungessero un accordo sui farmaci generici che rappresentano un elemento centrale per entrambi i sistemi sanitari.

Sul versante dei rischi per la sovranità europea Alexia Herwig si domanda in quale misura il coordinamento normativo risultante dal trattato sia compatibile con l’Organizzazione Mondiale del Commercio e giunge a ritenere che, almeno astrattamente, il nuovo assetto potrebbe determinare una violazione delle disposizioni dell’OCM mettendo in discussione la sovranità nazionale.

Dal documento Note – Tactical State of Play of the TTIP Negotiations – March 2016 trapelato da Greenpeace nel maggio del 2016, emerge, inoltre, che UE ed USA hanno concordato l’architettura del capitolo dei servizi finanziari in base alla proposta dell’UE sull’accesso al mercato ed hanno iniziato un processo di negoziazione, volto ad evitare divergenze nella regolazione finanziaria.

Nonostante ciò permangono questioni irrisolte nei sistemi di regolamentazione e di vigilanza finanziaria che potrebbero avere effetti destabilizzanti per la finanza globale. È dunque auspicabile la creazione di un meccanismo di cooperazione normativa efficace tra Stati Uniti e Unione europea che favorisca l’allineamento delle norme e degli standard, in quanto l’assenza di disposizioni comuni potrebbe vanificare l’efficacia di norme di accesso al mercato eventualmente contenute nel TTIP.

La percezione generale degli studiosi che hanno partecipato al simposio è che i documenti pubblicati non hanno svelato nessuna eventuale concessione fatta dalle parti nelle trattative. La funga di notizie non ha consentito di venire a conoscenza dei reali retroscena del TTIP mentre, invece, ha contribuito a frenare le trattative influenzando negativamente l’opinione della collettività.

Sulla base di tali considerazioni l’ultima parte del simposio si è soffermata su uno dei capitoli mancanti, quello relativo al “commercio e sviluppo sostenibile”. Ne emerge che una maggiore convergenza normativa permetterebbe il rafforzamento nell’area transatlantica di standard sociali ed ambientali: gli effetti sarebbero positivi e duraturi e riguarderebbero la salute, la sicurezza, e la gestione ecologica dei prodotti chimici e dei rifiuti, con risvolti certamente positivi per l’accettabilità e l’operatività del TTIP.

(Giulia Dimitrio)