Febbraio 2015: le decisioni del mese segnalate dal Focus Giurisprudenza

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Questo mese il Focus Giurisprudenza ha segnalato tre sentenze e un’ordinanza del giudice amministrativo italiano in materia di analisi di impatto e consultazione pubblica.

Due sentenze del Tar Lazio (n. 3398/2014 e n. 9967/2014) riguardano l’utilizzo dell’analisi d’impatto da parte dell’Ufficio per la Regolazione dei Servizi Ferroviari (URSF) analisi del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e il riparto di competenze tra questo Ufficio e l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato (AGCM) nel settore ferroviario.

In relazione a quest’ultimo aspetto, il giudice amministrativo ha sostenuto la compatibilità delle competenze svolte da entrambe le Autorità. Infatti, l’attività di vigilanza sulla concorrenza nel mercato del trasporto ferroviario e di risoluzione del relativo contenzioso condotta dall’URSF non è in contrasto con quella similare dell’AGCM.

Il Tar Lazio ha poi sottolineato come l’analisi dell’impatto non è una mera operazione aritmetica, ma è una valutazione più complessa sulla apprezzabilità e sostenibilità di un’attività commerciale in un settore sottoposto ad un processo di liberalizzazione, come quello ferroviario. In questo caso, l’interesse economico dell’impresa deve essere valutato in considerazione dell’interesse pubblico a garantire la convenienza economica del servizio e la mobilità dei cittadini. Nel caso di specie, l’URSF ha correttamente ha stabilito i criteri per lo svolgimento della valutazione dell’impatto.

La terza sentenza segnalata, invece, è una decisione del Tar Lombardia (n. 1729/2014) nella quale il giudice ha chiarito il valore dell’AIR. Secondo il Tribunale, infatti, l’articolo 12, comma 1 della legge n. 229/2003, che impone alle Autorità indipendenti di sottoporre le proprie misure normative a preventiva AIR, non vincola alla sistematica sottoposizione ad analisi d’impatto di tutte le determinazioni, ma reca un mero criterio metodologico. La finalità dell’AIR è quella di consentire al soggetto regolatore di valutare gli effetti attesi dell’intervento regolatorio, per orientare l’esercizio della propria discrezionalità tecnica per il perseguimento degli obiettivi assegnati. Conseguentemente, l’AIR non è un ulteriore adempimento da aggiungere all’ordinario iter procedimentale, la cui carenza possa determinare di per sé l’illegittimità del provvedimento adottato.

È stata, infine, segnalata anche l’ordinanza di rimessione della questione di legittimità costituzionale del Tar Lazio n. 10020/2014, nell’ambito del quale il giudice, pronunciandosi su alcune eccezioni sollevate dai ricorrenti sulla consultazione e l’analisi d’impatto della regolazione, ha ribadito che il provvedimento adottato da un’Autorità può essere totalmente difforme dalle indagini conoscitive e dallo schema di provvedimento elaborato, poiché le consultazioni sono un’attività di sostegno, meramente “ausiliarie” alle attività delle AI. Inoltre, il mancato inserimento dei pareri di giuristi nella documentazione della consultazione non è un vizio procedimentale, dal momento che non esiste un obbligo di acquisizione nel procedimento delle riflessioni di carattere scientifico. In questa prospettiva, pertanto, i destinatari del provvedimento non maturano un legittimo affidamento sulla proposta posta a base di consultazione tale da generare di per sé l’illegittimità delle eventuali difformità del provvedimento finale.

In ultimo, il giudice del Tar Lazio aggiunge che nel nostro ordinamento l’AIR non ha formule prestabilite la cui violazione possa incidere sulla legittimità della decisione finale, tanto che, come nel caso di specie, lo svolgimento di una consultazione senza poi l’espletamento dell’AIR non può essere considerato illegittimo.

(Monica Cappelletti)

Photo credits: David Macchi