Doing Business Italia 2013, gli effetti delle ultime riforme

È stato presentato ieri a Roma il rapporto “Doing Business in Italia 2013” (RENDERE IL TITOLO UN LINK AL SITO http://www.cipecomitato.it/it/eventi/2012/novembre/News_0001), frutto del lavoro commissionato due anni fa alla Banca Mondiale dal Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il rapporto analizza le regolamentazioni d’impresa relative a quattro indicatori in 13 città italiane: Bari, Bologna, Cagliari, Campobasso, Catanzaro, L’Aquila, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Potenza, Roma e Torino. Gli indicatori scelti, che sono un sottoinsieme di quelli normalmente utilizzati nelle indagini Doing Business che annualmente la Banca Mondiale conduce su 185 paesi, sono i seguenti: avvio d’impresa, ottenimento dei permessi edilizi, trasferimento di proprietà immobiliare e risoluzione di dispute commerciali. Si tratta di indicatori che più di altri colgono l’effetto di alcune riforme poste in essere negli ultimi anni (sebbene i dati siano aggiornati al 1 giugno 2012 e, dunque, non possano incorporare le riforme più recenti) e che interessano aree dove le differenze tra territori si presumevano particolarmente forti. Oltre a quelli già citati, la Banca ha misurato l’indicatore sul commercio transfrontaliero marittimo in 7 porti: Cagliari, Catania, Genova, Gioia Tauro, Napoli, Taranto e Trieste.
Il rapporto fornisce alcuni risultati non scontati: innanzi tutto, non per tutti gli indicatori si ripete il noto divario Nord-Sud; in secondo luogo, la varianza tra territori è molto concentrata su alcune aree (es. avvio di un’impresa) e molto elevata in altre (es. efficienza della giustizia civile); infine, come sottolineato anche nel corso del convegno di presentazione dai rappresentati della Banca Mondiale, se un’ipotetica “città italiana”
adottasse tutte le buone pratiche rilevate con riferimento ai cinque indicatori analizzati dal rapporto,
essa si posizionerebbe al 56° posto, guadagnando 17 posizioni nella graduatoria internazionale che quest’anno vede l’Italia al 73° posto.

di Francesco Sarpi

DB13-Italia-coverÈ stato presentato il 14 novembre a Roma il rapporto “Doing Business in Italia 2013”, frutto del lavoro commissionato due anni fa alla Banca Mondiale dal Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il rapporto analizza le regolamentazioni d’impresa relative a quattro indicatori in 13 città italiane: Bari, Bologna, Cagliari, Campobasso, Catanzaro, L’Aquila, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Potenza, Roma e Torino. Gli indicatori scelti, che sono un sottoinsieme di quelli normalmente utilizzati nelle indagini Doing Business che annualmente la Banca Mondiale conduce su 185 paesi, sono i seguenti: avvio d’impresa, ottenimento dei permessi edilizi, trasferimento di proprietà immobiliare e risoluzione di dispute commerciali. Si tratta di indicatori che più di altri colgono l’effetto di alcune riforme poste in essere negli ultimi anni (sebbene i dati siano aggiornati al 1 giugno 2012 e, dunque, non possano incorporare le riforme più recenti) e che interessano aree dove le differenze tra territori si presumevano particolarmente forti. Oltre a quelli già citati, la Banca ha misurato l’indicatore sul commercio transfrontaliero marittimo in 7 porti: Cagliari, Catania, Genova, Gioia Tauro, Napoli, Taranto e Trieste.

Il rapporto fornisce alcuni risultati non scontati: innanzi tutto, non per tutti gli indicatori si ripete il noto divario Nord-Sud; in secondo luogo, la varianza tra territori è molto concentrata su alcune aree (es. avvio di un’impresa) e molto elevata in altre (es. efficienza della giustizia civile); infine, come sottolineato anche nel corso del convegno di presentazione dai rappresentanti della Banca Mondiale, se un’ipotetica “città italiana” adottasse tutte le buone pratiche rilevate con riferimento ai cinque indicatori analizzati dal rapporto, essa si posizionerebbe al 56° posto, guadagnando 17 posizioni nella graduatoria internazionale che quest’anno vede l’Italia al 73° posto.