Deregolazione UK. Le buone intenzioni (solo annunciate) del Governo Cameron

di Fabrizio Di Mascio

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L’avvento dell’inedito governo di coalizione Conservative-LibDem nel 2010 sembrava aver aperto una nuova stagione della regulatory reform nel Regno Unito. Il nuovo Cabinet guidato da Cameron aveva addirittura dichiarato di ambire a essere il primo governo capace di chiudere il proprio mandato con una riduzione netta degli oneri amministrativi a carico delle imprese. L’agenda del governo Cameron in tema di better regulation era stata delineata nel documento “Reducing Regulation Made Simple” pubblicato nel Dicembre del 2010 dal Better Regulation Executive (1). In particolare, il nuovo esecutivo procedeva lungo il solco tracciato dal precedente governo Blair nel tentativo di irrobustire il sistema di scrutinio esterno sulle analisi di impatto della regolazione prodotte dai dipartimenti di Whitehall (2).

La principale novità è costituita dall’introduzione di un nuovo comitato-interministeriale, il Reducing Regulation Committee (RRC), che svolge la funzione di gatekeeper cui spetta l’approvazione definitiva delle proposte normative dei ministeri una volta constatata la congruità del carico regolativo posto da esse sulle imprese inglesi. Ciò ha comportato anche un deciso rafforzamento del Regulatory Policy Committee (RPC) quale agenzia indipendente introdotta dal governo Blair per svolgere la funzione di watchdog esterno della qualità delle analisi di impatto prodotte dai ministeri (3). Infatti, solo le proposte normative le cui analisi di impatto siano state dichiarate “fit for purpose” dallo scrutinio indipendente del RPC possono essere notificate dai ministeri al RRC. Il governo Cameron, infine, mirava a tenere sotto controllo la crescita del carico regolativo sulle imprese attraverso l’introduzione dell’innovativa “One-In-One-Out rule” (OOIO). In base a tale principio, nessuna norma che imponga nuovi oneri sull’economia inglese può essere introdotta senza aver prima individuato una norma già esistente da eliminare al fine di mantenere in pareggio il bilancio degli oneri.

Eppure, secondo una recente ricerca delle British Chambers of Commerce (The British Chambers of Commerce, “Red Tape Challenged?”, December 2011 Report), finora i risultati della politica di deregolazione del governo inglese appaiano alquanto modesti. In primo luogo, il rapporto evidenzia l’opacità del processo regolativo inglese. Sono infatti davvero poche le analisi di impatto disponibili online sulla “IA Library” che dovrebbe garantire la massima apertura del processo regolativo allo scrutinio esterno. I ricercatori delle British Chambers of Commerce hanno dovuto far ricorso alle prerogative offerte dal “Freedom of Information Act” per richiedere ai ministeri l’accesso alle analisi di impatto. Tuttavia, anche il feedback ricevuto dai ministeri denota la scarsa trasparenza del processo regolativo. In molti casi i ministeri hanno dichiarato di non possedere la documentazione relativa all’analisi di impatto richiesta, in altri casi hanno inviato documentazione non pertinente, in un caso hanno addirittura negato l’accesso alla documentazione. In secondo luogo, evidenze interessanti emergono dallo studio delle analisi di impatto accessibili, la cui qualità in molti casi non appare soddisfacente. Ciò è dovuto in larga misura all’inefficacia dello scrutinio esterno della RPC delle cui opinioni i ministeri spesso non tengono conto. Secondo il rapporto, infatti, il sistema tripartito di valutazione della qualità delle analisi di impatto adottato dalla RPC (verde per le analisi di qualità soddisfacente, giallo per le analisi da sottoporre a revisione secondo le raccomandazioni del ROC, rosso per le analisi di qualità insoddisfacente) è stato ridotto dalla prassi seguita dai ministeri di non dare seguito alle raccomandazioni del RPC a un sistema bipartito in cui il giallo viene assimilato al verde emesso dalla RPC. Le analisi accessibili, inoltre, rivelano la scarsa omogeneità e coerenza di approcci, metodi e tecniche adottati dai dipartimenti per condurre le proprie politiche di riduzione del carico burocratico sull’economia inglese. Infine, lo studio rende evidente la scarsa efficacia della “One-In-One-Out rule”. Ben il 42% della analisi di impatto analizzate, infatti, non ricade nell’ambito di applicazione della OOIO da cui sono escluse sia le norme relative ai settori Fisco e Ambiente sia quelle riconducibili a disposizioni comunitarie. Senza un consistente ampliamento del suo perimetro di applicazione, pertanto, anche la nuova “One-In-One-Out rule” appare destinata a restare confinata nel libro delle buone intenzioni immancabilmente annunciate da ogni nuovo governo.

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(1) Il BRE è l’ufficio insediato presso il Department for Business, Innovation and Skills (BIS) che offre supporto metodologico ai ministeri attraverso attività di studio e ricerca, elaborazione di guidelines e toolkits, individuazione e circolazione di best practices.

(2) Il lettore interessato ai dettagli dell’attuale sistema di governance dell’analisi di impatto nel Regno Unito può consultare online i documenti disponibili all’indirizzo http://www.bis.gov.uk/policies/bre/policy/scrutinising-new-regulations/preparing-impact-assessments

(3) Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito dell’agenzia all’indirizzo http://regulatorypolicycommittee.independent.gov.uk