La Corte di giustizia europea sull’AIR. Sentenza Afton c. Secretary for Transport, 2010

Il legislatore europeo non è vincolato dai risultati della valutazione di impatto ma per non incorrere in violazioni è tenuto a dimostrare al giudice di aver legiferato sulla base di un completo ed effettivo accertamento dei fatti

Occorre, in primo luogo, osservare che lo studio sulla valutazione di impatto realizzato dalla Commissione, che era allegato alla sua proposta di direttiva e non prendeva in considerazione né il divieto degli additivi metallici né la fissazione del valore del tenore massimo di MMT nei carburanti, non vincolava né il Consiglio né il Parlamento, i quali, nell’ambito della procedura legislativa di codecisione erano legittimati ad apportarvi modifiche. Tuttavia, il controllo giurisdizionale, anche se ha portata limitata, richiede che le istituzioni europee, da cui promana l’atto di cui trattasi, siano in grado di dimostrare dinanzi alla Corte che l’atto è stato adottato attraverso un effettivo esercizio del loro potere discrezionale, che presuppone la valutazione di tutti gli elementi e di tutte le circostanze rilevanti della situazione che tale atto era inteso a disciplinare (30-34)

It should first be observed that the impact assessment carried out by the Commission, which was annexed to its proposal for a directive and which envisaged neither the prohibition of metallic additives nor setting a figure on the limit for the MMT content of fuel, was not binding on either the Council or the Parliament, who, under the co decision legislative procedure laid down by Article 251 EC, were entitled to make amendments to that proposal.

However, even though such judicial review is of limited scope, it requires that the Community institutions which have adopted the act in question must be able to show before the Court that in adopting the act they actually exercised their discretion, which presupposes the taking into consideration of all the relevant factors and circumstances of the situation the act was intended to regulate. (30-34)

Sintesi e massime a cura di Simona Morettini

L’Afton è una società con sede nel Regno Unito che produce e commercializza l’MMT, un additivo metallico per carburante avente come componente di base il manganese. Secondo tale società, l’inserimento dell’art. 8 bis, nn.2 e 4‑6, nella direttiva europea 98/70 da parte della direttiva 2009/30 sarebbe illegittimo. Anteriormente all’adozione di quest’ultima normativa, infatti, non esisteva all’interno della UE alcun limite o restrizione all’utilizzo dell’MMT, né alcun obbligo di etichettatura per quanto riguarda gli additivi metallici e l’MMT in particolare. Per tali ragioni, l’Afton si è rivolta al Giudice nazionale, chiedendo allo stesso di sottoporre la questione alla Corte di Giustizia al fine di accertare l’esistenza di un errore manifesto di valutazione da parte del legislatore europeo.

Secondo l’Afton, i livelli massimi di MMT indicati nella direttiva sarebbero impraticabili ed arbitrari, poiché imposti in seguito ad un erroneo ed incompleto accertamento dei fatti da parte del Consiglio e del Parlamento. L’imposizione di detti limiti non risulta infatti sorretta dalle conclusioni della Commissione europea, formalizzate nello studio sulla valutazione di impatto allegato alla proposta di direttiva.

Al riguardo, la Corte ricorda preliminarmente che, in un contesto tecnico complesso ed evolutivo come quello di cui è causa, il legislatore dell’Unione dispone di un ampio potere discrezionale per determinare l’ampiezza delle misure che adotta. In tali casi, il sindacato del giudice europeo deve limitarsi ad esaminare se l’esercizio di tale potere non sia stato viziato da errore manifesto o da sviamento di potere o, ancora, se il legislatore non abbia manifestamente oltrepassato i limiti del suo potere discrezionale. In un tale contesto, il giudice non può infatti sostituirsi al legislatore nella valutazione degli elementi in fatto di ordine scientifico e tecnico.

La Corte sottolinea, inoltre, come lo studio sulla valutazione di impatto realizzato dalla Commissione, che era allegato alla proposta di direttiva in questione e che non prendeva in considerazione né il divieto degli additivi metallici né la fissazione del valore del tenore massimo di MMT nei carburanti, non vincolava in realtà né il Consiglio né il Parlamento, i quali, nell’ambito della procedura legislativa di codecisione erano legittimati ad apportarvi modifiche.

Tuttavia, occorre altresì ricordare che, per costante giurisprudenza, pur in presenza di un ampio potere discrezionale, le istituzioni europee devono comunque essere in grado di dimostrare dinanzi al Giudice che l’atto è stato adottato attraverso un corretto esercizio del loro potere, che presuppone la valutazione di tutti gli elementi e di tutte le circostanze rilevanti ai fini della situazione specifica che si intende disciplinare.

Nel caso di specie, dall’istruttoria della causa è emerso che, nel corso dell’iter legislativo, il Parlamento e il Consiglio avevano preso in considerazione tutti i dati e gli studi scientifici disponibili, inclusi quelli pubblicati in epoca successiva alla valutazione di impatto svolta dalla Commissione, proprio allo scopo di esercitare effettivamente e correttamente il loro potere discrezionale.

A giudizio della Corte, pertanto, essendo riusciti a dimostrare al Giudice di aver legiferato sulla base di documenti scientifici che riguardano gli effetti dell’MMT sia sulla salute umana, sia sull’ambiente e sulla sua incidenza sui veicoli, il Parlamento e il Consiglio non hanno commesso alcun errore manifesto di valutazione nel decidere di fissare un tenore limite di MMT nei carburanti.

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