Corte Costituzionale: giudice ordinario per le sanzioni della Banca d’Italia

PalazzoKoch_600Con sentenza n. 94 del 15 aprile 2014 la Corte Costituzionale è nuovamente intervenuta sul riparto di giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo nelle controversie aventi ad oggetto sanzioni amministrative irrogate da Autorità Indipendenti, nello specifico dalla Banca d’Italia.

Già in passato, con la sentenza n. 162/2012 la Corte aveva dichiarato l’illegittimità costituzionale degli artt. 133, comma 1, lettera l), 134, comma 1, lettera c), e 135, comma 1, lettera c), del d.lgs. 2 luglio 2010, n. 104 (codice del processo amministrativo, c.p.a.) nella parte in cui attribuivano alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, con cognizione estesa al merito, e alla competenza funzionale del TAR Lazio – sede di Roma le controversie in materia di sanzioni irrogate dalla Commissione nazionale per le società e la borsa (CONSOB) e dell’art. 4 comma 1 numero 19) dell’allegato numero 4, del medesimo d.lgs., per violazione dell’art. 76 Cost.

In quella sede, la Corte Costituzionale aveva ritenuto fondata la questione di legittimità costituzionale, poiché il legislatore delegato, pur essendo dotato di un limitato margine di discrezionalità per l’introduzione di soluzioni innovative, non aveva tenuto conto – come invece richiesto dalla norma di delega (articolo 44 della legge n. 69/2009) – della “giurisprudenza della Corte costituzionale e delle giurisdizioni superiori” formatasi sul punto.

Con la recente pronuncia la Corte Costituzionale è giunta ad analoghe conclusioni.

Ha infatti dichiarato l’illegittimità costituzionale per eccesso di delega (art. 76 Cost.) degli artt. 133, comma 1, lettera l), 134, comma 1, lettera c), e 135, comma 1, lettera c), del c.p.a. e dell’art. 4, comma 1, numeri 17) e 19), dell’Allegato 4 del medesimo codice, nella parte in cui hanno trasferito alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, con cognizione estesa al merito, le controversie relative a provvedimenti sanzionatori di natura pecuniaria adottati dalla Banca d’Italia.

Nello specifico, la Corte ha ritenuto che il legislatore delegato, nel momento in cui è intervenuto sul riparto di giurisdizione, ha inciso profondamente sul precedente assetto discostandosi illegittimamente dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione, violando il tal modo la delega (cfr. Corte di Cassazione, S.U., sentenza n. 2980 del 2005 relativamente alle sanzioni di cui all’art. 195 del d.lgs. n. 58 del 1998; Corte di Cassazione, S.U., sentenze n. 13709 del 2004 e n. 16577 del 2010 relativamente alle sanzioni di cui all’art. 145 del d.lgs. n. 385 del 1993).

Per effetto di tale pronuncia, è stata nuovamente devoluta al giudice ordinario la giurisdizione sulle opposizioni avverso provvedimenti sanzionatori adottati dalla Banca d’Italia; in particolare, è ora funzionalmente competente la Corte d’Appello di Roma, ai sensi dell’art. 145, commi da 4 a 8 del d.lgs. 385/1993, e la Corte d’Appello del luogo in cui ha sede la società o l’ente cui appartiene l’autore della violazione ovvero, nei casi in cui tale criterio non sia applicabile, del luogo in cui la violazione è stata commessa ai sensi dell’art. 195, commi da 4 a 8 del d.lgs. 58/1998.

La ratio di tale attribuzione giurisdizionale risiede nella natura vincolata della potestà sanzionatoria della Banca d’Italia retta dai principi generali della legge n. 689/1981 (Modifiche al sistema penale) e non discrezionale, differenziandosi in tal modo dall’attività di vigilanza in senso stretto.

(Mariagrazia Massaro)