Conclusioni dell’Avvocato Generale nella Causa C 507/13, Regno Unito contro Parlamento e Consiglio dell’Unione europea

A seguito della crisi finanziaria globale del 2008, l’Unione europea ha adottato un’ampia gamma di misure dirette a consolidare la regolamentazione e la stabilità degli enti finanziari. Nel dibattito che si è svolto in merito l’adozione di tali misure, si è ritenuto che uno dei principali fattori scatenanti della crisi fosse stata la struttura dei sistemi retributivi vigenti in tali enti. Il pacchetto normativo relativo ai «requisiti patrimoniali» adottato nel 2013 dal Consiglio e dal Parlamento (noto come Pacchetto CRD IV) comprende pertanto una serie di interventi volte a disciplinare questa materia.

Con ricorso presentato, ai sensi dell’art. 263 TFUE, il Regno Unito aveva chiesto alla Corte di annullare la disposizione della direttiva CRD che obbligava a stabilire un rapporto tra la remunerazione fissa (stipendio di base) e la remunerazione variabile (cd. bonus) per i soggetti che svolgono attività professionali che hanno un impatto sul profilo di rischio degli enti creditizi.

Oltre a contestarne la base giuridica, il Ricorrente lamentava la violazione dei principi di proporzionalità e/o sussidiarietà, con riferimento in particolare ad una modifica, apportata su richiesta del Parlamento europeo nel corso del procedimento legislativo, che aveva finito per introdurre nella suddetta direttiva una regolamentazione più intensa, rispetto a quella inizialmente predisposta dalla Commissione, della componente variabile della remunerazione.

Il Regno Unito sosteneva che la modifica apportata dal Parlamento europeo, volta a limitare ulteriormente il rapporto del bonus dei banchieri rispetto al loro stipendio di base, fosse manifestamente sproporzionata, poiché non adeguata allo scopo di politica pubblica perseguito, e, inoltre, violava il principio di sussidiarietà, poiché la sua necessità non era stata verificata in concreto dal legislatore (v. sentenza Lussemburgo/Parlamento e Consiglio, C‑176/09).

Nel motivare le sue conclusioni, l’Avvocato Niilo Jääskinen ricorda, innanzitutto, il principio costituzionale di diritto dell’UE ai sensi del quale, nell’ambito del procedimento legislativo ordinario, i co-legislatori hanno competenza per apportare modifiche a qualsiasi proposta legislativa nella misura in cui rimangano nel campo di applicazione dell’atto come definito nell’originaria proposta della Commissione. Così come avvenuto con la modifica in questione.

Inoltre, ad avviso dell’Avvocato Generale, i co-legislatori possono introdurre provvedimenti che non erano stati previsti nella proposta legislativa iniziale, senza essere necessariamente tenuti ad effettuare un nuovo studio onnicomprensivo sulla valutazione di impatto. Ciò perché gli studi sull’AIR realizzati dalla Commissione non vincolano né il Consiglio né il Parlamento, i quali sono entrambi legittimati ad apportare modifiche ad una proposta della Commissione (cfr. Sentenza Afton Chemical, C‑343/09, punti 30 e 57). Secondo la giurisprudenza della Corte di Giustizia, infatti, «l’ampio potere discrezionale del legislatore dell’Unione, che implica un sindacato giurisdizionale limitato del suo esercizio, non riguarda esclusivamente la natura e la portata delle disposizioni da adottare, ma anche, in una certa misura, l’accertamento dei dati di fatto» (Afton, punto 33).

Tuttavia, l’Avvocato Generale ricorda altresì che, per costante giurisprudenza, pur in presenza di un ampio potere discrezionale, le istituzioni europee devono comunque essere in grado di dimostrare dinanzi al Giudice che l’atto è stato adottato attraverso un corretto esercizio del loro potere, che presuppone la valutazione di tutti gli elementi e di tutte le circostanze rilevanti ai fini della situazione specifica che si intende disciplinare (Afton, punto 34).

In altre parole, è vero che il legislatore europeo non è vincolato dai risultati della valutazione di impatto svolta dalla Commissione né è tenuto a ripeterla in caso di successive variazioni al testo della proposta; ciò nonostante per non incorrere in violazioni deve pur sempre dimostrare al giudice di aver legiferato sulla base di un completo ed effettivo «accertamento dei fatti».

Secondo la Corte di Giustizia, le informazioni su cui le istituzioni si possono basare nell’esercizio del loro potere discrezionale includono, in via esemplificativa, le informazioni di dominio pubblico, i «gruppi di lavoro» organizzati dal Parlamento e i documenti scientifici utilizzati dagli Stati membri nelle riunioni del Consiglio (Afton, punti 35-41).

Nel caso di specie, era stato chiaramente documentato nei controricorsi del Parlamento e del Consiglio, così come nell’intervento della Commissione, che la questione della regolamentazione della componente variabile della remunerazione dei soggetti che assumono il rischio sostanziale era stata ampiamente dibattuta dall’inizio della crisi finanziaria, sia nella letteratura accademica che da vari responsabili politici. Molte informazioni erano dunque di dominio pubblico.

In particolare, poi, nel corso del processo legislativo che ha portato all’adozione della direttiva CRD e alla modifica in questione, il Parlamento aveva organizzato numerosi «gruppi di lavoro» e gli Stati membri avevano avuto modo di manifestare le rispettive opinioni nelle riunioni del Consiglio. Tutte le modifiche proposte erano state analizzate e discusse dettagliatamente. Inoltre, il Consiglio, nella riunione del 5 marzo 2013, aveva trattato nello specifico proprio le questioni relative ai limiti alla remunerazione variabile.

Pertanto, l’Avvocato Generale concorda con il Parlamento e con il Consiglio sul fatto che, nel caso di specie, tutti i requisiti procedurali relativi alla valutazione dell’osservanza, con riferimento alla modifica proposta, dei principi di proporzionalità e di sussidiarietà erano stati debitamente rispettati dal legislatore dell’Unione.

Alla luce delle suddette considerazioni, l’Avvocato Generale ha suggerito alla Corte di Giustizia di respingere il ricorso. Così, a seguito della rinuncia presentata dal Regno Unito, con ordinanza del 17 aprile 2015, la causa è stata cancellata dal ruolo.

  • Causa C-507/13. Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord contro Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione europea. Direttiva 2013/36/UE – Vigilanza sugli enti creditizi e sulle imprese di investimento

Gli studi sull’AIR realizzati dalla Commissione non vincolano né il Consiglio né il Parlamento, i quali sono entrambi legittimati ad apportare modifiche ad una proposta della Commissione, senza essere necessariamente tenuti ad effettuare un nuovo studio onnicomprensivo sulla valutazione di impatto. Tuttavia le istituzioni comunitarie, da cui promana l’atto di cui trattasi, devono essere in grado di dimostrare dinanzi alla Corte che l’atto è stato adottato attraverso un effettivo esercizio del loro potere discrezionale, che presuppone la valutazione di tutti gli elementi e di tutte le circostanze rilevanti della situazione che tale atto era inteso a disciplinare. Le informazioni su cui le istituzioni si possono basare nell’esercizio del loro potere discrezionale includono, in via esemplificativa, le informazioni di dominio pubblico, i «gruppi di lavoro» organizzati dal Parlamento e i documenti scientifici utilizzati dagli Stati membri in riunioni del Consiglio, senza che debbano essere documenti ufficiali del Consiglio.

The co-legislatures may introduce measures that were not foreseen in an initial legislative proposal, without being necessarily bound to enter into a fresh and fully-fledged impact assessment. This is so because impact assessments carried out by the Commission are not binding on either the Council or the Parliament, both of which are entitled to make amendments to a Commission proposal. However, the Community institutions, which have adopted the act in question, must be able to show before the Court that in adopting the act they actually exercised their discretion, which presupposes the taking into consideration of all the relevant factors and circumstances of the situation the act was intended to regulate. The information the institutions may rely on when exercising their discretion includes, but is not limited to information in the public domain, workshops by the Parliament and scientific documents used by Member States in Council meetings, without them having to be official Council documents. (par. 94 – 95)

Sentenze citate: Corte di giustizia, sentenze Lussemburgo/Parlamento e Consiglio, C‑176/09; Afton Chemical, C‑343/09, Vodafone e a, C‑58/08; Spagna/Consiglio, C‑310/04.

 

Sintesi e massime a cura di Simona Morettini

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