Che effetti hanno le consultazioni pubbliche non ufficiali? Il caso delle modifiche al CAD

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A seguito del Consiglio dei ministri del 20 gennaio, il Governo ha pubblicato le bozze di alcuni dei testi dei primi 11 decreti attuativi della Riforma della pubblica amministrazione. La scelta della pubblicazione non è nuova, perché non di rado sul sito del Governo sono resi pubblici (in formato più o meno aperto) gli schemi dei provvedimenti approvati dal Consiglio dei ministri in esame preliminare. La messa online della bozza del decreto legislativo recante modifiche al Codice dell’amministrazione digitale, molto atteso da esperti e soggetti interessati alla digitalizzazione della PA, ha tuttavia sollevato (più di altri) dibattiti.

Al di là delle questioni di contenuto, parte della discussione ha riguardato gli aspetti procedurali dell’iter decisionale e, in particolare, l’assenza di un processo partecipativo aperto che supportasse la redazione della bozza di provvedimento. In mancanza di forme pubbliche di partecipazione ufficiali avviate dal Governo sul provvedimento (piattaforme di co-redazione, di raccolta di idee o anche, semplicemente, un’iniziativa di notice and comment), l’interesse sul tema si è tradotto in una pratica di cittadinanza, un’azione bottom-up con cui ForumPA e OpenPolis il 9 febbraio  hanno avviato una consultazione pubblica non ufficiale sulla bozza di testo.  L’applicazione scelta dalle due organizzazioni per la raccolta dei contributi è Google Docs (ambiente Google Drive) e, almeno per ora, è ancora possibile inserire i propri commenti.

L’esistenza di forme di partecipazione come questa, alternative a quelle ufficialmente avviate dai regolatori, pone alcune questioni.

La prima riguarda il rapporto esistente tra trasparenzap e partecipazione. Il passaggio da e-government a open government comporta che alla digitalizzazione dei rapporti tra i cittadini e le amministrazioni segua la trasparenza non soltanto dei dati, ma anche delle attività di regolazione. In un ambiente di web 3.0, è facile che la trasparenza dei processi decisionali spinga la nascita di meccanismi di cittadinanza attiva e iniziative di partecipazione non gestite dai soggetti pubblici.

La seconda riguarda gli effetti che queste forme di partecipazione autonome possono e devono esercitare sulla decisione finale. L’efficacia di questo tipo di attività potrebbe essere inficiata sia da problemi di tempestività (se sono effettuate in fase troppo avanzata dell’iter decisionale), sia da questioni metodologiche (per esempio, se non rispettano i principi e gli standard internazionali come la trasparenza sui soggetti partecipanti, sugli esiti, sul periodo di consultazione ecc.).

La terza questione, immediatamente conseguente alla seconda, riguarda dunque l’importanza di garantire effettivamente la partecipazione di tutti i soggetti interessati nelle attività di regolazione delle amministrazioni centrali e di disciplinarne in modo concreto gli aspetti di trasparenza ed efficacia.

(Carolina Raiola)

Credits photo: opensource.com C BY-SA 2.0

About Carolina Raiola

Carolina Raiola è consulente Formez PA per l’attività di comunicazione istituzionale e di consultazione pubblica realizzata dall’Ufficio per la semplificazione del Dipartimento della funzione pubblica. Per l’Osservatorio fa ricerca sulla consultazione pubblica delle Autorità indipendenti