Atti delle Autorità indipendenti impugnabili anche dai clienti finali: quali effetti sull’AIR? TAR Lombardia n. 1221/2016

Un cliente finale si era visto addebitare in bolletta, sotto la voce “Oneri diversi dalla fornitura non soggetti ad I.V.A.”, un importo di circa 900 euro da parte del fornitore di energia al quale era da poco transitato (Acea Energia s.p.a.). Tale somma era stata addebitata in virtù di una delibera Aeegsi (ARG/elt 191/09) che, al fine di contrastare il passaggio di clienti morosi ad altri operatori per sottrarsi ai pagamenti dovuti (c.d. turismo energetico), ha introdotto un corrispettivo (CMOR) da porre a carico del cliente da parte del nuovo venditore. Siffatto meccanismo ha lo scopo di indennizzare il precedente fornitore, privo ormai di forme di autotutela contrattuale. Il cliente ha impugnato innanzi al Tar Lombardia alcuni atti, fra i quali la decisione di Acea Energia che rigettava la richiesta di non applicare il corrispettivo, la succitata delibera Aeegsi con cui venivano stabiliti i criteri del CMOR, e il documento di consultazione preventiva (DCO n. 36/10).

I giudici amministrativi, richiamando alcuni precedenti (Tar Lombardia, Milano, sez. II, 4 luglio 2014, n. 1748; Id., sez. III, 14 marzo 2013, n. 683; Cons. Stato, sez. VI, 3 marzo 2014, n. 967), hanno confermato la possibilità, anche per gli operatori finali, di impugnare gli atti regolatori delle autorità indipendenti destinati a incidere sui contratti intercorrenti tra questi ultimi e i fornitori. In tali casi, la giurisdizione appartiene al g.a. in quanto la domanda non verte su situazioni di diritto soggettivo attinenti al rapporto individuale di utenza, bensì sulla posizione di interesse legittimo nei confronti di atti regolatori dell’Autorità, di cui lo stesso cliente finale è destinatario.

Dopo aver affermato questo importante principio, i giudici di prime cure hanno tuttavia reputato improcedibile la domanda di annullamento per carenza di interesse ad agire. Sebbene potesse ritenersi inizialmente rinvenibile, l’interesse è venuto meno, infatti, a seguito dell’assunzione, da parte di Acquirente Unico s.p.a., di determinazioni che hanno comportato l’annullamento del corrispettivo. Sarebbe altresì da escludere la tesi prospettata dal ricorrente secondo cui tale annullamento non farebbe venir meno l’interesse, persistendo la situazione di eterointegrazione del contratto ad opera delle previsioni regolatorie dell’Autorità. La lesione così prospettata non potrebbe reputarsi né concreta né attuale per il ricorrente giacché non si tratta di far valere un pregiudizio nei suoi confronti, ma sull’interesse collettivo degli utenti derivante dalla regolazione (rivendicabile pertanto dalle associazioni di tutela dei consumatori e degli utenti).

Il principio è chiaro: anche i clienti finali, al pari dei fornitori, possono impugnare gli atti regolatori delle authorities. Quali ripercussioni ha tale decisione sull’AIR? Se la regola appena illustrata sembra non avere alcuna conseguenza diretta in tale ambito, a ben vedere, sussistono i presupposti per la produzione di rilevanti effetti, quantomeno sul versante delle consultazioni. Come spesso accade per i ricorsi dei venditori, i vizi di inesatto svolgimento delle consultazioni e della mancata considerazione dei relativi risultati nei provvedimenti finali, potrebbero essere invocati anche dai clienti in sede di controllo giurisdizionale. Se tali soggetti, oltre che nel momento iniziale di consultazione (o ancor meglio di AIR), possono far sentire la propria voce anche ex post davanti al giudice, verrebbe a chiudersi il cerchio della parità di tutela e dell’effettività del controllo giurisdizionale. Tutto ciò avrebbe l’immediato riflesso di rendere, agli occhi dei clienti finali, l’agire delle autorità indipendenti ancora più accountable.

  • Tar Lombardia, Milano, sez. II, 7 giugno 2016, n. 1221

 

Oltre ai fornitori, anche i clienti finali possono impugnare innanzi al giudice amministrativo gli atti di regolazione delle autorità indipendenti che incidono sui contratti di cui sono parti. Tutto ciò può avere importanti riflessi sull’AIR, o quantomeno sulle consultazioni svolte nell’ambito dei procedimenti di regolazione, che potrebbero divenire oggetto di impugnazione anche da parte di tali soggetti. Si avrebbe così un incremento, da un lato, del livello di tutela giurisdizionale, estesa a tutti gli interessati, clienti compresi, e dall’altro, del grado di accountability delle autorità di regolazione.

Final clients, as well as service providers, can apply for judicial review to the Administrative Court against the rulemaking acts adopted by the independent authorities which affect their agreements. This issue could have significant consequences on the RIA, or at least in the consultation of the rulemaking process, that could also be contested by these stakeholders. Thus, this outcome would increase the scope of judicial review, extended to all the stakeholders involved. Furthermore the regulatory authorities’ accountability level could be enhanced.

  • sentenze citate: Tar Lombardia, Milano, sezione II, 4 luglio 2014, n. 1748; Tar Lombardia, Milano, sezione III, 14 marzo 2013, n. 683; Consiglio di Stato, 3 marzo 2014, n. 967.

 

(Mario Filice)